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Naspi, cosa cambia nel 2025

Aggiornamento 2026: questa pagina riguarda il 2025. Per regole, importi e scadenze aggiornati, leggi la guida 2026.

Assistenza CGIL Roma: 06 73100700

La legge di bilancio 2025 ha modificato alcuni requisiti che le lavoratrici e i lavoratori devono possedere per poter richiedere la NASPI.

Nulla cambia per chi ha perso involontariamente il lavoro o rientra in casi particolari, come le dimissioni per giusta causa: bisogna trovarsi in stato di disoccupazione ed avere almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti la perdita del lavoro. 

Le novità, a partire dal primo gennaio 2025, riguardano chi ha presentato le dimissioni volontarie, è stato “licenziato” usando le nuove dimissioni per fatti concludenti o ha interrotto il rapporto di lavoro a tempo indeterminato a seguito di risoluzione consensuale, poi è stato assunto nei successivi 12 mesi da un altro datore di lavoro e infine è stato licenziato da quest’ultimo. In questo caso, la persona che è stata licenziata ha diritto alla Naspi solo se ha accumulato almeno 13 settimane di contribuzione nel nuovo impiego.

Se hai bisogno di assistenza puoi rivolgerti al Patronato Inca Cgil chiamando lo 0673100700 o recandoti in una delle nostre sedi per fissare un appuntamento.

Inoltre, attraverso il nostro Ufficio Vertenze e Legale puoi ricevere ulteriore in caso di licenziamento.

Chi può chiedere la Naspi

Dal 2014 NASpI è l’indennità di disoccupazione mensile pagata dall’INPS a tutti coloro che sono dipendenti del settore privato o che hanno rapporti di lavoro a tempo determinato con la pubblica amministrazione che hanno perso involontariamente l’occupazione a seguito di licenziamento, scadenza del contratto o che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa. Durante il periodo di fruizione della NASpI viene riconosciuta la contribuzione figurativa utile per il pensionamento.

Quali sono gli altri requisiti per richiedere la Naspi

Per avere diritto alla Naspi chi perde involontariamente la propria occupazione, deve soddisfare contemporaneamente i seguenti requisiti:

  • essere in stato di disoccupazione;
  • avere almeno tredici settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti, salvo le novità introdotte nel 2025;

Quanto vale e quanto dura la Naspi

L’assegno mensile NASpI è pari al 75% della retribuzione media degli ultimi 4 anni percepita dal lavoratore. Questo importo viene decurtato del 3% mensile a partire dal 6° mese di percezione oppure dal 8° mese se il lavoratore all’atto della domanda ha compiuto almeno 55 anni d’età.

L’importo massimo spettante è definito, per l’anno 2024, in 1.550,42 € lordi al mese.

Il periodo di erogazione della NASpI viene calcolato in base alla metà delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni e la durata massima è di 2 anni.

Entro quanto fare domanda

Si hanno 68 giorni di tempo dall’inizio dello stato di disoccupazione per l’invio della domanda telematica, ma è utile fare richiesta entro i primi 8 giorni.

Cosa fare in caso di dimissioni per fatti concludenti

Da gennaio 2025 sono in vigore le nuove norme sulle dimissioni per fatti concludenti in base alle recenti modifiche apportate dal Governo Meloni con il “Collegato Lavoro”, che consente al datore di lavoro di interrompere il rapporto di lavoro in caso di assenza ingiustificata.

In caso di assenza ingiustificata oltre il termine previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato o, se non specificato, per oltre 15 giorni, può portare all’interruzione del contratto di lavoro per “dimissioni volontarie”.

Con la nuova procedura, il datore di lavoro può ritenere che l’assenza sia dovuta alla volontà della lavoratrice o del lavoratore di dimettersi e potrà inviare una comunicazione all’Ispettorato del Lavoro ed effettuare, entro i 5 giorni successivi dalla data di cessazione, la comunicazione obbligatoria telematica al Centro per l’Impiego indicando come motivo del recesso: “dimissioni volontarie”.

In questo modo si perde il diritto alla naspi e il datore di lavoro può trattenere l’indennità di mancato preavviso dall’ultima busta paga.

Cosa fare in caso di dimissioni per fatti concludenti

Le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto a dimostrare l’impossibilità di comunicare il motivo dell’assenza per cause di forza maggiore o che l’assenza sia dovuta ad un fatto imputabile al datore di lavoro.

Per evitare l’utilizzo scorretto di questa norma e ricevere assistenza, rivolgiti al nostro Ufficio Vertenze e Legale.

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