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Riscaldamento globale, crisi ecologica, salute e sicurezza. Il cocktail micidiale

Covid ci ha lasciato un grande insegnamento: salute e sicurezza non si fermano alle mura dell’azienda. Si rischia fuori e si rischia dentro. Vale per il rischio da contagio (e lo abbiamo imparato a nostre spese), vale anche per il cambiamento climatico, segnale di una più vasta crisi ambientale, che riguarda tutto il pianeta ed ognuno ed ognuna di noi.

Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO),  “i cambiamenti climatici creano un “cocktail” di gravi rischi per la salute del 70% di lavoratori e lavoratrici del mondo” e oltre “le conseguenze sulla salute dovute ai cambiamenti climatici possono includere cancro, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie, disfunzioni renali e condizioni di salute mentale”.

È in una battuta la sintesi del rapporto Ensuring safety and health at work in a changing climate (“Garantire la salute e la sicurezza sul lavoro nel contesto dei cambiamenti climatici” – 22 aprile 2024). 

Anche l’Agenzia Europea per la salute e sicurezza (EU-OSHA) segnala che “i cambiamenti climatici influenzano la sicurezza e la salute dei lavoratori attraverso l’aumento delle temperature, l’esposizione alle radiazioni ultraviolette, il contatto con agenti patogeni, l’inquinamento atmosferico interno ed esterno e le condizioni meteorologiche estreme

Quasi tutti i settori possono essere colpiti, con rischi per lavoratori e lavoratrici all’aperto nell’agricoltura, nella silvicoltura, nell’edilizia, nei lavori stradali, i primi soccorritori, gli operatori sanitari, le forze armate e di polizia, nonché i lavoratori indoor, in particolare nei settori ad alta intensità di calore o fisicamente impegnativi (si pensi a chi è impegnato negli interventi nelle cabine elettriche o, per un esempio emblematico del nostro territorio, a chi è impegnato nella manutenzione degli impianti di movimentazione bagagli di un aeroporto, che tipicamente impegna in locali underground).

Ovviamente la preoccupazione più evidente, quella che ci aggredisce in questi giorni,  riguarda lo stress termico, a causa del quale nel Lazio l’anno scorso ci sono stati due decessi e riguardo al quale sia l’anno scorso, sia quest’anno (segnatamente il 7 giugno insieme a UIL – per la cronaca ancora senza risposta) è stato chiesto alla Regione di intervenire.  In immediato, come fatto da alcune regioni nel 2023, tramite ordinanze di interruzione dei lavori nelle ore più calde superati i 35° percepiti (misura che la Regione non ha adottato).

Ma poi anche con gli attori deputati alla valutazioni tecniche in termini di controlli e indicazioni SSL (in primis tecnici della ASL e INAIL) da fornire alle aziende, con il coinvolgimento di tutte le parti sociali (OOSS, datoriali, enti bilaterali, organismi paritetici), costruendo una rete di monitoraggio del territorio e dei comparti. Il problema infatti (ed è stato ribadito lo scorso 12 giugno nel corso di un seminario di presentazione del progetto europeo  AdaptHeat, del quale CGIL e Fondazione Di Vittorio fanno parte) non è solo l’esposizione diretta al calore, ma anche  l’interferenza (in senso negativo) che lo stress termico può avere sulla percezione dei rischi connessi alle proprie attività: con un caldo soffocante, quale attenzione presterà alla corretta esecuzione del proprio lavoro un falegname, un fabbro, chi è alla guida di un mezzo, un sanitario rischiando di farsi male o di fare male a terzi? E come dovrà essere svolta la valutazione dei rischi generali e specifici dinanzi a questo potente elemento “distorsivo” di quella che è la tradizionale valutazione dei rischi?  

Ma oltre al problema del riscaldamento, come abbiamo detto, c’è di più. Una infografica elaborata dal nostro Dipartimento su materiali EU-OSHA illustra sia il complesso delle conseguenze che la crisi ambientale può avere sulla vita lavorativa di uomini e donne in tutto il nostro pianeta, sia le misure da prendere da parte di tutti gli attori in campo.

Impatto del cambiamento climatico e prime misure possibili

Misure da richiedere all’azienda per contrastare lo stress termico

  1. Fornire sufficiente ombra, protezione solare e indumenti protettivi leggeri;
  2. Individuare adeguate aree di sosta per rinfrescarsi durante le pause;
  3. Utilizzare veicoli dotati di cabine chiuse con aria condizionata (ad esempio, su trattori, camion, caricatori, gru);
  4. Adattare l’orario di lavoro per evitare momenti della giornata con temperature elevate ed esposizione ai raggi UV; 
  5. Monitorare in modo specifico le condizioni di chi deve operare con indumenti o dispositivi individuali pesanti o in prossimità di macchinari fonte di calore;
  6. Non operare presso superfici non riflettenti per evitare la riflessione UV;
  7. Fornire frequentemente acqua potabile;
  8. Monitorare temperatura e umidità

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