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Bonus mamme, ma non per tutte!

Che cos’è il bonus mamme?

È un esonero contributivo previdenziale. È dedicato alle lavoratrici che risultino essere, nel periodo dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026, madri di tre figli (o due, per il solo 2024).

Vale per tutte le lavoratrici madri?

No, quelle che hanno un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Sono escluse le lavoratrici a tempo determinato, chi lavora nell’ambito del lavoro domestico e chi ha un solo figlio.

Come si fa per avere l’esonero?

Il beneficio contributivo non è automatico. Se ci sono i requisiti la lavoratrice deve comunicare al datore di lavoro la volontà di avvalersi dell’esonero e produrre la documentazione dei codici fiscali dei figli.

Come si calcola la decontribuzione?

La decontribuzione è pari al 100% della quota a carico delle lavoratrici. Il limite massimo è pari a 3.000 euro annui. Il beneficio viene distribuito su 12 mensilità, con la cifra di 250 euro mensili come soglia massima. Questo significa, come appare dalla circolare INPS, che la decontribuzione non opererà sulla tredicesima.

Le lavoratrici con retribuzione inferiore a 2.692 euro al mese (circa 35.000 euro) avrebbero comunque già diritto alla decontribuzione parziale del 6% o 7%. Tale beneficio è alternativo al Bonus Mamme. Questo significa che le lavoratrici con redditi medi e bassi avranno un vantaggio reale massimo di 86 euro lordi al mese. Le lavoratrici con retribuzioni superiori a 35.000 euro all’anno, e sono il 15% più benestante, avranno invece diritto ad un incremento pari a 250 euro.

Il parere della Cgil sul bonus mamme

La Cgil assisterà tutte le lavoratrici nella richiesta di questo beneficio, ma non possiamo tacere quanto sia ingiusto che fornisca vantaggi maggiori ai redditi più elevati. Questa non è né una politica a sostegno dei redditi da lavoro, né per la natalità. C’è bisogno di rinnovare i contratti, di una riforma fiscale progressiva che ponga fine alla penalizzazione di lavoro e pensioni rispetto agli altri redditi, che contrasti l’evasione.C’è bisogno di servizi per l’infanzia, per le famiglie, e sostegni alla genitorialità e alla non autosufficienza che riequilibrino il lavoro di cura.

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