La Cgil di Roma e del Lazio, in una nota dichiara: “Mentre il Governo recepisce le direttive europee in materia di parità e contrasto alle discriminazioni, nello schema di decreto legislativo di recepimento inserisce la soppressione delle consigliere di parità regionali e territoriali e il trasferimento delle relative competenze a un organismo centrale rappresenterebbero un indebolimento concreto del sistema di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori”. “Anche nel Lazio, i presidi territoriali hanno svolto in questi anni una funzione importante di ascolto, consulenza, accompagnamento e contrasto alle discriminazioni, costruendo relazioni, iniziative e percorsi condivisi sui temi della parità. È proprio questa prossimità a rendere le tutele più accessibili, più efficaci e più esigibili”, prosegue il sindacato.
“La riforma non può mettere in discussione tutto questo. Se la presenza territoriale dovesse essere solo eventuale e non effettivamente garantita, il rischio sarebbe quello di produrre un arretramento del livello di protezione oggi assicurato, in contraddizione con l’obiettivo stesso delle direttive europee, che devono invece rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto delle discriminazioni. La Cgil di Roma e Lazio chiede perciò che il provvedimento venga modificato, prevedendo una presenza stabile e diffusa sui territori, risorse adeguate e la valorizzazione dell’esperienza maturata in questi anni. La parità nel lavoro e il contrasto a ogni forma di discriminazione non possono essere affidati soltanto a un organismo centrale: hanno bisogno di una rete di tutela vicina alle lavoratrici e ai lavoratori, capace di intervenire in modo tempestivo, competente e concreto”, conclude la Cgil Roma e Lazio.
