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Lavoro, Cgil: a Roma cresce l’overeducation (+8,5% in tre anni), nuova occupazione sempre meno qualificata

Nel 2024 i sovraistruiti sono 535.337 (29,1% degli occupati), in aumento rispetto al 2021. Maggiore incidenza tra donne, giovani, lavoro atipico e cittadini stranieri

Nel 2024, nella Città metropolitana di Roma, le persone occupate “sovraistruite” sono 535.337 e rappresentano il 29,1% del totale degli occupati. Parliamo di chi possiede un livello d’istruzione elevato o medio ma risulta impiegato in mansioni di qualifica inferiore rispetto al percorso formativo, con un utilizzo parziale delle competenze acquisite. Il confronto con il dato nazionale evidenzia un’incidenza più alta nell’area romana rispetto alla media italiana, pari al 27,4%.

L’analisi per titolo di studio mostra che il fenomeno si concentra soprattutto tra gli occupati con media scolarizzazione, per i quali il tasso di overeducation raggiunge il 39,8%. Tra gli occupati con alta scolarizzazione l’incidenza è del 31,0%, mentre tra quelli con bassa scolarizzazione il valore è molto più contenuto e pari al 6,1%.

Rispetto al 2021 il tasso di overeducation nell’area metropolitana è cresciuto dell’8,5%. L’aumento è particolarmente legato alla componente a media scolarizzazione, che registra un +11,8%, mentre la componente ad alta scolarizzazione risulta sostanzialmente stabile (+0,3%). La componente a bassa scolarizzazione cresce in modo marcato in termini percentuali (+54,9%), pur rimanendo la meno numerosa.

Nel complesso, il dato restituisce l’immagine di un mercato del lavoro romano in cui una quota rilevante e sempre più crescente di persone trova occupazione in posizioni che non valorizzano pienamente il livello formativo. Una questione che non riguarda esclusivamente chi ha un titolo di studio medio – alto.

Guardando alla distribuzione per professioni e settori economici, il fenomeno risulta particolarmente rilevante nei servizi e in alcuni comparti ad alto turn over. Le incidenze più alte si osservano negli altri servizi sociali e alle persone (42,8%) e nel commercio (41,2%), insieme a valori importanti anche nelle costruzioni (36,8%).

Le differenze di genere sono nette. Nel 2024 l’incidenza della sovraistruzione è del 32,7% tra le donne e del 26,1% tra gli uomini, segnalando un divario che si riflette nella qualità dell’inserimento lavorativo e nell’adeguatezza tra formazione e mansioni svolte.

L’età rappresenta un ulteriore fattore decisivo. L’incidenza è massima tra i più giovani e diminuisce progressivamente con l’avanzare dell’età: nella fascia 15–24 anni arriva al 49,4% e scende al 37,6% tra i 25–34 anni, fino a raggiungere il 18,6% oltre i 64 anni.

Inoltre, anche sulla nazionalità emerge un divario molto ampio: tra i migranti l’incidenza è del 46,0%, contro il 26,6% di chi ha la cittadinanza italiana. A livello nazionale la distanza è presente ma più contenuta, 35,3% tra i migranti e 26,5% di chi ha la cittadinanza italiana. Un dato che segnala per l’area romana una criticità particolarmente accentuata.

Infine, il tasso di overeducation raggiunge il 40,4% nelle forme di lavoro atipico, mentre tra gli occupati “standard” scende al 27,6%.

Questi dati, purtroppo, assieme ad altri indicatori, come quello sui salari e sulla precarietà, confermano un peggioramento delle condizioni di lavoro, delle disuguaglianze e delle discriminazioni che caratterizzano il mercato del lavoro a Roma e provincia.

L’aumento del tasso di overeducation evidenzia come la nuova occupazione venga creata sempre più in mansioni a bassa intensità di conoscenze e scarsamente valorizzate, anche sul piano economico, con il rischio di disperdere e non attrarre le competenze ed impoverire ancora di più il tessuto economico e sociale del nostro territorio.

Serve dare una risposta a quest’emergenza, a partire da un nuovo modello di sviluppo per l’area metropolitana di Roma, su cui insiste oltre il 75% delle lavoratrici e dei lavoratori dell’intera Regione Lazio.

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