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Processo per la morte di Valerio Salvatore, Cgil parte civile

Si è tenuta il 10 novembre u.s., presso il tribunale di Velletri, l’udienza di avvio del processo per la morte sul lavoro di Valerio Salvatore, operaio metalmeccanico di 29 anni caduto dal tetto di un capannone durante lavori di manutenzione il 21 giugno del 2024.

Come CGIL, ci siamo presentati in udienza per costituirci parte civile, così come deciso dalla nostra organizzazione per tutti gli incidenti mortali sul lavoro.

All’apertura dell’udienza abbiamo appreso che il pubblico ministero e il titolare dell’azienda avevano raggiunto un accordo per una pena di otto mesi di reclusione con la sospensione della stessa e che avrebbero quindi presentato al giudice la proposta e procedere al patteggiamento.

Tralasciamo la reazione dei familiari presenti, presi da un moto di rabbia assolutamente comprensibile, in considerazione del fatto che la vita di un uomo di 29 anni, caduto dal tetto di un capannone, possa valere pochi mesi di condanna e nessun giorno di galera.

Un fatto per la famiglia e per noi inaccettabile, ma che, se condiviso dal giudice, non dà possibilità alle parti lese o alle parti civili di intervenire: il processo si estingue con la ratifica dell’accordo.

Il giudice, appresa la proposta e verificata la nostra costituzione come parte civile, si è assentato per decidere sulla proposta avanzata e, con nostro grande apprezzamento, al suo rientro ha dichiarato la pena troppo esigua e ha avviato il processo, rigettando la proposta di patteggiamento.

Un risultato importante e non scontato, poiché in genere le proposte di patteggiamento vengono spesso accettate (l’enorme arretrato e il fatto che si chiude il processo alla prima udienza hanno il loro peso), ma reso possibile per la volontà espressa dal giudice di andare avanti e dal fatto che la CGIL si era costituita e presentata nel processo.

Quello che abbiamo deciso tutti insieme e che ha portato alla costituzione dell’associazione comincia a funzionare: dobbiamo andare avanti e far pesare la nostra organizzazione in tutti i procedimenti. Solo così riusciremo a sostenere i familiari dei lavoratori deceduti nel processo e fuori, con tutte le attività dei nostri uffici (INCA, CAAF e Uffici Vertenze in primis) e con l’umanità che ci contraddistingue.

La CGIL deve essere in grado di camminare al fianco dei familiari, assisterli e rivendicare, in quanto organizzazione sindacale a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori, che è inaccettabile la morte di un lavoratore e che nessuno deve pensare di poterla fare franca, di non pagare o di chiudere senza troppi strascichi la vicenda.

La lotta per un lavoro più sicuro passa anche, e forse soprattutto, da qui: dalla certezza della pena e da conseguenze pesanti per tutti i responsabili.

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