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ASSEMBLEA RLS 12 APRILE 2025

Sabato 12 aprile si è tenuta in piazza Giustiniani a Testaccio, davanti al mattatoio una iniziativa della CGIL di Roma e del Lazio, in tema di salute e sicurezza sul lavoro e in memoria delle persone che sul lavoro hanno perso la vita e con la partecipazione di familiari degli scomparsi, dei nostri e delle nostre RLS, di Medici di pronto soccorso, insegnanti, giornalisti. 

Relazione di Fabrizio Potetti

Voglio ringraziare tutti i partecipanti a questa importante iniziativa della CGIL di Roma e del Lazio sulla sicurezza sul lavoro, iniziativa costruita grazie al contributo degli RLS e del Dipartimento Sicurezza che vede al proprio interno le categorie e le camere del lavoro. Strutture tutte che hanno dato un contributo forte in termini di partecipazione ed elaborazione della nostra attività. 

Voglio però anche ringraziare tutti i relatori, in particolare chi oggi è qui a raccontarci il grave lutto o il grave danno che ha subito: Antonio Musilli, figlio di Umberto morto folgorato in un cantiere, Giulia della Brea vedova di Stefano Fallone deceduto insieme a Paolo Pasquali per una caduta dall’alto, Sindh Parambir che ha perso un occhio in un campo agricolo e Lorena Carosi, madre di Fabio Palotti ascensorista deceduto al Ministero degli Affari Esteri e ritrovato il giorno dopo.  

Testimonianze di chi purtroppo ha perso i propri cari in un incidente sul lavoro o ha subito un danno sul lavoro. Nonostante questo significhi un gran dolore, siamo grati loro per essere qui con noi a raccontare quanto accaduto.

Nel Lazio ci sono stati nel 2024 107 morti sul lavoro e 41.000 denuncie di infortunio, dietro questi dati impressionanti che per la maggioranza delle persone durano per qualche giorno, a volte per qualche ora, ci sono persone in carne e ossa.

Quanto durano le immagini, i volti e i fatti relativi a queste persone, dipende da quello che succede nel mondo e da come inonderà le nostre menti, attraverso il sistema dell’informazione. Noi dobbiamo lottare contro questo stato di cose.

Sappiamo che abbiamo chiesto loro tanto venendo qui oggi: ogni volta che chiediamo ad ognuno ed ognuna di loro di raccontare la propria storia è  rimettere le dita in una ferita che non si chiude e che probabilmente non si chiuderà mai, un dolore che viene rivissuto nel racconto. Grazie a loro però riusciamo a fare quello che ci siamo imposti come obiettivo, dare alle morti e ai gravi incidenti sul lavoro un volto e una memoria, questo l’obiettivo da qui in avanti della CGIL tutta e della CGIL di Roma e Lazio.

La memoria serve per loro ma anche a tutti noi, per non far riaccadere le stesse tragedie.

Siamo subissati di statistiche, informazioni e numeri che si accumulano passivamente ormai nella nostra mente, dati che si sovrascrivono e che cancellano altri dati fino all’oblio, fino all’assuefazione per molti. Noi vogliamo lottare contro questo stato di cose e questo tipo di informazione che crescendo su se stessa non produce memoria ma la cancella, non produce emozioni ma like effimeri, non produce comunità ma singoli collegati a migliaia di “amici” invisibili, solitudine che si finge comunità.

La CGIL ha un ruolo fondamentale in questo, oltre all’attività contrattuale delle categorie, alle vertenze della Confederazione a livello territoriale e nazionale con le istituzioni, deve aggiungere un modo di essere vicino alle persone che rimangono e dare memoria a coloro che non ci sono più.

Fare memoria attraverso le storie e le persone significa lottare contro varie sottoculture che sviano dai veri problemi sul lavoro e sulla sicurezza. In generale molti pensano che il tema della sicurezza sul lavoro sia un problema di formazione. Lo vediamo in quasi tutti i nostri interlocutori istituzionali che spendono miliardi di euro in bandi per la formazione che vanno a finanziare le aziende e poi si stupiscono dell’incremento dei morti, degli incidenti e delle malattie professionali. E’ una scorciatoia ipocrita che spesso tende a colpevolizzare i lavoratori e assolvere chi, invece, per il ruolo che ha, potrebbe fare molto contro questo devastante fenomeno in crescita: cambiare le condizioni di lavoro.

Questo non lo si fa facendo qualche ora di formazione per lavarsi la coscienza. I lavoratori sono costantemente esposti per come sono strutturate le norme sul lavoro e sulla sicurezza, per ragioni economiche e per ragioni organizzative. Le gare al massimo ribasso e la filiera interminabile di sub-appalti sono i motori di questa insicurezza che non si può affrontare con la formazione ma attraverso cambiamenti radicali e riportando indietro le lancette della legge, a quando c’era la responsabilità solidale del committente nei lavori e a gare di appalto che privilegino il servizio ai cittadini, la tutela dei lavoratori e il rispetto dei CCNL, invece che il risparmio incontrollato. Tutti fattori che cancellano i diritti e la sicurezza ma non purtroppo il verificarsi in alcuni contesti della corruzione e del sistema tangentizio in alcuni appalti. I soldi per tutelare i lavoratori non ci sono ma per la corruzione spesso non mancano mai!

Da questo punto di vista il 4° quesito è fondamentale, come CGIL chiediamo di rimettere in capo al committente la responsabilità solidale, chi da il lavoro deve essere responsabile di tutta la filiera di aziende che poi vanno a fare quel lavoro: a Firenze per costruire il magazzino Esselunga c’erano oltre sessanta aziende tra appalto e sub appalto e quando è accaduto il disastro sono passati giorni con i morti già all’obitorio, per capire di quale azienda fossero dipendenti e con quale contratto di lavoro.

E quando invece si colpevolizzano i lavoratori per eventuali mancanze nella sicurezza bisognerebbe ricordare che, oltre le condizioni gravissime in cui si chiede loro di lavorare, chi ha interesse a farli lavorare così ha aggiunto per quelli che volevano “rivoltarsi” a questo stato di cose, la cancellazione delle tutele contro i licenziamenti illegittimi, un altro dei quesiti referendari. Essere più debole sul posto di lavoro, espone le persone a sottostare, a fare cose che non farebbero in circostanze diverse e proprio quelli che puntano il dito e, con lo strumento della formazione in qualche modo incolpano i lavoratori assolvendo loro stessi, in realtà sono quelli che li hanno messi nelle condizioni peggiori e nella debolezza strutturale nel difendere il posto di lavoro.

Molte delle esperienze che ci arrivano e anche quelle che oggi ci racconteranno i nostri relatori, parlano di padri e madri che spesso hanno solo un reddito per la famiglia. Condizioni vergognose di lavoro che fanno dei lavoratori in alcuni contesti dei “prigionieri”.

Quando poi accadono gli incidenti mortali, oltre il dato statistico, nessuno si chiede come andrà avanti quella famiglia, se ci sono figli chi li aiuterà, se ci sono genitori anziani chi li accudirà, se ci sono disagi e difficoltà e sparisce una fonte di reddito cosa accadrà agli altri ed infine, quando la burocrazia si impunta, come spesso accade, chi interverrà a sostenerli? L’INAIL spesso non paga e adduce scuse fittizie per non pagare, come nel caso di Fabio Palotti. La famiglia ancora aspetta l’indennizzo e il processo ancora non è iniziato!

Noi qui vediamo il il referendum come lotta politica di contrasto a questo stato di cose, la contrattazione e la battaglia a tutti i livelli istituzionali per cambiare le norme introdotte che hanno indebolito ed esposto i lavoratori. La nostra struttura, le donne e gli uomini della CGIL, i nostri servizi al fianco delle vittime e dei familiari.

Dobbiamo ricordare a chi parla senza conoscere come stanno le cose che è per lasciarli ancora più soli e completare l’opera di indebolimento dei lavoratori che si è anche smantellato il sistema dei controlli e delle ispezioni, unico vero spauracchio per il sistema delle imprese e degli appalti illegali. Si continua a ridurre il numero di ispettori, li si lascia soli a combattere sul terreno, si introducono norme che ne impediscono l’azione efficacie, come il decreto semplificazioni del 2 agosto 2024, che ha introdotto l’obbligo di preavviso di almeno 10 giorni da parte dell’ispettorato prima di poter entrare in un impresa e il divieto di ricontrollarla se non dopo 24 mesi!

Per questo discutere di formazione è spostare l’attenzione. La formazione può funzionare in un sistema sano, non in questo stato degradato di fattori.

Per questo siamo importanti noi, aiutare chi subisce questi danni mettendosi al loro fianco e lottando contro la burocrazia, sostenendoli nell’affrontare momenti dolorosissimi senza avere altre preoccupazioni che invece dobbiamo avere noi per loro: avere giustizia, avere sostegno economico, avere una grande organizzazione con loro.

Per questo come CGIL abbiamo deciso di costituire il Fondo Vittime sul Lavoro, uno strumento alimentato dalla trattenute durante i nostri scioperi. Quando i compagni e le compagne della CGIL sciopereranno, la trattenuta effettuata andrà ad alimentare il fondo che poi sarà sostenuto anche dalle costituzioni come parti civili in ogni processo sugli infortuni mortali. Il ricavato andrà al sostegno delle vittime e a progetti specifici a sostegno della sicurezza sul lavoro, ad una struttura che creeremo dedicata a questo scopo. 

Quello che facciamo quotidianamente nelle categorie, nei nostri servizi e a livello confederale vogliamo sistematizzarlo e farlo diventare azione collettiva e strutturata, partendo dalle migliori esperienze che abbiamo e dalle migliori pratiche. Ne abbiamo veramente tante che non riusciamo neanche sempre a valorizzare (protocolli e attività sul Giubileo e non solo), migliaia di compagne e compagni che si prodigano ogni giorno per gli altri in generale e per queste situazioni in particolare.

Votare significa tanto per noi, esercitare un diritto irrinunciabile, cambiare le norme da subito, questa la grande forza del referendum e, dal giorno dopo, continuare ad agire politicamente per cambiare le cose, partendo da un impianto normativo più favorevole.

Dal 10 giugno continueremo a marciare per la sicurezza e la tutela delle persone anche nel rapporto con la Regione Lazio. Siamo riusciti a fargli fare il Piano Strategico per la Salute e Sicurezza sul Lavoro, adesso dobbiamo migliorarlo, contribuire ad ampliarne le previsioni e le tutele per tutti i settori. Nella Task Force attivata grazie alle nostre iniziative dobbiamo affrontare il tema del lavoro all’aperto con il caldo estremo, il caporalato e le condizioni degli immigrati, spesso ricattati e in nero, sotto inquadrati, lasciati allo sbaraglio in un sistema di sfruttamento brutale e violento come quello subito da Satnam a Latina. Li all’apertura del processo, siamo stati accettati come parti civili, bene, dovremo farlo sempre. Ed inoltre il tema delle aggressioni al personale dei servizi pubblici, in particolare della sanità, i finti percorsi di PCTO, che espongono gli studenti a infortuni gravissimi, talvolta mortali. A dicembre un ragazzo si è fortunatamente salvato a Rieti, lasciato solo a lavorare in un PCTO senza tutele. Alla Regione Lazio chiederemo inoltre di ripartire dall’applicazione delle leggi che avevamo faticosamente conquistato e che sono oggi in parte disapplicate!

Cambiamo le cose insieme, per noi, per i nostri figli, per la comunità che rappresentiamo che vogliamo rafforzare e che tutti i giorni cerchiamo di rappresentare. L’8 e il 9 giugno andiamo a votare, rivoltiamoci contro questo stato di cose!

Vi lascio con una frase bellissima di Antoine De saint-Exupery del Piccolo Principe “non si vede che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi!”

Noi quel cuore per guardare lo abbiamo!

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