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Ruolo e responsabilità del RLS, continuiamo a parlarne

Dopo la sentenza della Cassazione una recente sentenza del Tribunale di Roma offre ulteriori spunti di riflessione.

La questione della cosiddetta “responsabilità” di un RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) e quella delle corrette modalità operative che questa fondamentale figura di rappresentante deve seguire nel suo operare hanno avviato in questi mesi una importante discussione all’interno della nostra Organizzazione.

La CGIL di Roma e del Lazio nel mese di novembre ha svolto assemblee territoriali incontrando RLS aziendali e territoriali nelle Camere del Lavoro della nostra Regione per condividere sia le prime riflessioni sulla ormai nota sentenza di condanna della Cassazione sul caso del RLS di Trani per concorso in omicidio colposo, sia l’idea di nostre iniziative e di un piano di formazione integrativa necessaria ad una tutela delle nostre rappresentanze e ad una loro maggiore efficacia operativa.

Fra le iniziative in programma, abbiamo fissato per la mattina del prossimo 21 febbraio (manderemo i dettagli a breve) un momento di riflessione, insieme a giuristi, magistrati ed esperti della materia, proprio sull’analisi e sugli effetti della sentenza della Cassazione che, dal nostro punto di vista, contiene degli errori che possono influire negativamente sul prosieguo dell’attività delle rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori per la sicurezza.

Un ulteriore caso occorso recentemente offre altri elementi utili alle nostre riflessioni.

Lo scorso 19 dicembre il Tribunale di Roma, sezione lavoro, ha emesso una sentenza di reintegra di un RLS (peraltro iscritto CGIL e assistito da uno dei nostri legali) licenziato – secondo l’azienda – per non aver tempestivamente e correttamente segnalato una situazione di pericolo che riguardava un suo collega, entrando quindi malamente nel merito di ciò che deve fare un RLS e come lo deve fare.

Chiariamo subito: l’azienda ha fatto discendere la sua decisione di licenziare il RLS su basi infondate, perché ha fatto non una ma più segnalazioni scritte (rapporto via mail) dapprima al rappresentante legale, poi alle risorse umane e da ultimo al medico competente circa il rischio per il collega.

Quindi, come diremmo in breve, “ha scritto”. Questo doveva fare e ha fatto il RLS e questo è per l’appunto il primo errore dell’azienda.

Gli elementi alla base della contestazione dell’azienda sono stati inoltre che il RLS, oltre a non avere informato immediatamente il datore di lavoro, avrebbe lasciato solo il collega in situazione di rischio.

Sbagliato anche il secondo aspetto: il RLS non ha lasciato solo il collega davanti al pericolo, ma è rimasto con lui, accompagnandolo e ottenendo garanzia di mettersi in malattia per un tempo adeguato a riprendersi – cosa che il collega ha fatto, riprendendo il servizio dopo un mese e solo previa visita del medico competente.

Conclusione: il tribunale ha dato ragione al RLS, che aveva fatto ricorso contro il licenziamento.

Al di là dei dettagli di questa sentenza, che lasceremo doverosamente esporre a suo tempo a chi l’ha gestita, vogliamo segnalare un aspetto che abbiamo già evidenziato con riguardo alla sentenza della Cassazione sul caso di Trani ed è quello della confusione (scientemente voluta o meno, ma della quale le nostre controparti stanno facendo uso) su ruolo, obblighi, competenze e attribuzioni del RLS e sulla questione della “responsabilità”.

Il RLS secondo il Dlgs 81/08 “Testo Unico Sicurezza sul Lavoro” non ha “obblighi” , se non come lavoratore secondo l’articolo 20 (fra i vari punti “[…]segnalare immediatamente al datore di lavoro, al  dirigente  o al preposto le deficienze dei mezzi e dei  dispositivi  […], nonché’ qualsiasi eventuale condizione  di  pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente,  in  caso  di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità […]dandone  notizia  al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”).

Il RLS secondo l’art. 50 ha “attribuzioni”, fra le quali “h) promuove l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la  salute  e  l’integrità fisica dei lavoratori […] n) avverte il responsabile della azienda dei  rischi  individuati nel corso della sua attività” .

Quindi o direttamente in quanto lavoratore, o informato da colleghi, il RLS ha, fra le sue funzioni, il dovere di segnalazione di criticità in essere o potenziali al “responsabile” dell’azienda. E, come abbiamo visto, questo significa “scrivere” all’azienda (mettendo per conoscenza RSPP, Medico competente e se pertinente dirigente o preposto del caso).

Abbiamo invece visto che la già nota sentenza della Cassazione riprende (sbagliando) una terminologia ereditata dai due precedenti gradi di giudizio e definisce il RLS non come “rappresentante dei lavoratori per la sicurezza” ma come “responsabile della sicurezza”: errore terminologico che stiamo rilevando anche in altre situazioni nei quali si riporta la stessa erronea dicitura, perché i “responsabili” sono altri (datore di lavoro, RSPP, preposti).

Per questo raccomandiamo a chi è RLS di fare particolarmente attenzione alla documentazione per la quale si richiede la firma (che in generale va sempre fatta aggiungendo “per presa visione”) perché abbiamo visto DVR e DUVRI nei quali gli estensori avevano definito il RLS come “responsabile”.

Addirittura, nel caso di un DUVRI di una grande azienda, l’estensore per conto della stessa aveva definito un RLST (assegnato all’azienda che doveva eseguire determinati lavori nell’impianto della committente) “responsabile per la sicurezza del cantiere”. Simili documenti non vanno assolutamente firmati ma se ne segnala l’errore rinviandoli al mittente. Cosa che il RLST ci ha riferito di aver fatto.

Queste confusioni (volute o meno) ci portano alla domanda se non sia arrivato il momento di identificare e chiarire eventuali incompatibilità che si siano evidenziate nel corso del tempo e non vadano chiarite meglio attribuzioni e responsabilità all’interno del Dlgs 81/08.

Sicuramente c’è incompatibilità tra RLS e dirigente (dirigente di fatto o espressamente nominato dal datore di lavoro) e questo è uno degli elementi che hanno indirizzato erroneamente i tre gradi di giudizio del caso di Trani: lì il RLS era anche dirigente dell’azienda.

Ci si chiede inoltre, vista l’evoluzione del Dlgs. 81/08 in base alla legge 215/22, se non sia arrivato il momento di chiarire anche la compatibilità tra il ruolo di RLS e quello di preposto, essendo questa una figura che comunemente si ritiene svolga funzioni proprie di un “capo”, ovvero sovrintendere, garantire e controllare le attività di chi lavora.

Attualmente non c’è incompatibilità formale e, ancorché il preposto sia un dipendente dell’azienda, già all’art. 2 punto, nella definizione di questa figura ci si chiede se non siamo al limite di attribuzioni superiori a quelle di un semplice lavoratore e) “[…] persona   che,  in  ragione  delle  competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla  natura  dell’incarico  conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa   e  garantisce  l’attuazione  delle  direttive  ricevute, controllandone  la  corretta  esecuzione  da  parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa”percezione rafforzata al novellato art. 19 “sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge […] in caso di mancata attuazione delle disposizioni impartite o di persistenza dell’inosservanza, interrompere l’attività del lavoratore […]interrompere temporaneamente l’attività e, comunque, segnalare tempestivamente al datore di lavoro e al dirigente le non conformità rilevate”.

Ci si chiede insomma se un testo come il decreto 81, benché abbia recepito in modo corretto quanto indicato a livello europeo e costituisca ancora, anche se insufficientemente applicato, un corpo normativo avanzato, non richieda, dopo 16 anni, una manutenzione (a noi la parola “revisione” piace poco) atta a garantirne una maggiore efficacia nell’interesse della salute e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori.

Nell’iniziativa del 21 febbraio p.v. al quale sarà presente anche il Presidente della Commissione Lavoro e Attività produttive del Senato della Repubblica, avremo modo di avviare anche il confronto sulle modifiche ritenute opportune al Dlgs. 81/08

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