L’accordo sottoscritto con il Comune di Viterbo dalla Camera del Lavoro della Cgil di Civitavecchia Roma Nord Viterbo per la legalità e l’occupazione di qualità delle lavoratrici e dei lavoratori negli appalti di servizi e forniture, che segue quello sottoscritto con Roma Capitale, “rappresenta un risultato importante e un modello da estendere con gli altri enti locali, a cominciare dalla Regione Lazio”. È quanto si legge in una nota della Cgil di Roma e Lazio. “Si tratta di un’intesa che rafforza trasparenza, legalità, qualità del lavoro e responsabilità sociale nella gestione degli appalti pubblici, contrastando concorrenza sleale, dumping contrattuale e lavoro irregolare – prosegue la nota -. L’accordo, infatti, prevede l’applicazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali comparativamente più rappresentativi e più tutelanti, il divieto di ribassare sul costo del lavoro, le verifiche anche sulle buste paga da parte del Comune di Viterbo, l’utilizzo degli strumenti di monitoraggio della congruità occupazionale, la clausola sociale per garantire continuità occupazionale, salariale e normativa nei cambi di appalto, le limitazioni al subappalto a cascata e criteri premiali per le imprese che investono in occupazione stabile, sicurezza, inclusione sociale e sostenibilità”.
“Particolarmente importante – aggiunge il sindacato – è anche l’istituzione di una cabina di regia permanente per il monitoraggio dell’applicazione dell’accordo, con la possibilità di verificare andamento degli appalti, la corretta applicazione dei ccnl, il numero dei lavoratori impiegati, i tempi di esecuzione e rispetto degli impegni assunti. È un passo avanti nel rafforzamento delle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori che lavorano per conto del Comune di Viterbo negli appalti di servizi e forniture, negli appalti delle società partecipate dal comune stesso, indipendentemente dalla natura delle procedure di appalto e dagli importi. Per queste ragioni riteniamo che questa esperienza debba essere assunta come riferimento da tutti gli altri enti locali del Lazio, a partire dai Comuni più grandi e dalle Province, e che anche la Regione Lazio debba aprire un confronto per costruire strumenti analoghi. Estendere questo modello significa difendere il lavoro, sostenere le imprese sane, contrastare le infiltrazioni criminali e affermare una politica degli appalti fondata su diritti, qualità e trasparenza”.
