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Lavoro: Cgil, nel Lazio più 68 per cento denunce malattia professionale tra donne in 5 anni

Le denunce di malattia professionale presentate dalle lavoratrici del Lazio “sono aumentate del 68 per cento negli ultimi anni, passando dalle 857 del 2020 alle 1.445 del 2025. Un’impennata concentrata soprattutto negli ultimi due anni, che evidenzia un peggioramento delle condizioni di lavoro a Roma e nel Lazio”. Lo dichiara in una nota la Cgil di Roma e del Lazio. “Tra le patologie denunciate nel complesso regionale – prosegue il sindacato – prevalgono nettamente le malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso, dell’orecchio e dell’apofisi mastoide, i tumori e le malattie del sistema respiratorio. I settori più colpiti risultano l’agricoltura, l’allevamento, la sanità e i servizi sociali, lo smaltimento rifiuti, le attività sportive e culturali, il commercio, la ristorazione e gli alberghi. Per quanto riguarda le fasce d’età più colpite, e in aumento tra le donne, risultano quelle tra i 55-59 anni, 60-64, 65-69 e 70-74 anni. Dai dati consolidati Inail emerge un quadro estremamente allarmante, in cui si allarga in modo significativo la forbice tra denunce presentate e riconoscimenti”.

“Mentre aumentano le denunce di malattia professionale – sottolinea la Cgil di Roma e del Lazio – diminuisce la percentuale di quelle riconosciute: dal 34 per cento del 2022 si è scesi al 22 per cento nel 2024. Inoltre, cala sensibilmente il riconoscimento anche per malattie spesso correlate all’attività lavorativa, come i disturbi muscolo-scheletrici. In particolare, quelli che colpiscono il rachide passano dal 39 per cento del 2022 al 27 per cento del 2024, quelli degli arti superiori dal 35 per cento al 21 per cento, la sindrome del tunnel carpale dal 38 per cento al 21 per cento. A fronte di una forza lavoro sempre più anziana, per effetto delle scelte sbagliate che rendono sempre più difficile l’accesso alla pensione, da una parte molte imprese non ne tengono conto nell’organizzazione del lavoro, dall’altra l’Inail non adegua le risorse per potenziare i settori della medicina del lavoro, migliorare l’efficienza dei sistemi amministrativi e facilitare l’accesso ai Bandi Isi per le piccole imprese, determinando ulteriori penalizzazioni per le lavoratrici e i lavoratori”.

“Siamo convinti – spiega il sindacato – che sia necessario un cambio di passo, a cominciare dall’Inail che deve reinvestire le risorse, che provengono dalle lavoratrici e i lavoratori stessi, per aumentare le indennità, facilitare i riconoscimenti, potenziare gli organi di vigilanza, come Spresal e INL, che soffrono di una cronica carenza di personale. Ma ci aspettiamo che anche il sistema delle imprese faccia la sua parte. Un modello di fare impresa che si regge sul prolungamento forzato dell’attività lavorativa delle persone in condizioni di usura è incompatibile con lo sviluppo e la crescita”, conclude la Cgil di Roma e del Lazio.

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