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Sanità, Cgil: sostegno a mobilitazione personale servizio ristorazione

“Esprimiamo pieno sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori del servizio di ristorazione del Policlinico Umberto I di Roma, dell’Ospedale Fiorini di Terracina e del Santa Maria Goretti di Latina, e alla Filcams Cgil Roma Lazio che, unitariamente a Cisl e Uil di categoria, hanno proclamato lo stato di agitazione a seguito dell’annuncio della Regione Lazio”. Lo dichiara in una nota la Cgil di Roma e del Lazio. “La scelta di escludere, nel prossimo capitolato d’appalto, la produzione dei pasti dei centri cottura interni non può essere liquidata come un semplice passaggio amministrativo – prosegue il sindacato -. Siamo di fronte a una decisione che, nei fatti, per quanto riguarda il Policlinico Umberto I rischia di determinare la chiusura di uno dei più importanti centri di produzione del sistema sanitario regionale e di mettere a rischio la continuità occupazionale per circa 90 lavoratrici e lavoratori, oltre a incidere in modo diretto sulla qualità di un servizio delicatissimo. Stessa criticità che rischiamo di affrontare nei territori di Latina e Terracina, con il rischio occupazionale aggravato dalla riduzione del servizio per i dipendenti”.

“Nelle strutture sanitarie complesse la refezione non è un’attività marginale – sottolinea la Cgil di Roma e del Lazio -. È parte integrante dell’assistenza e, spesso, del percorso di cura dei degenti. Continuità, sicurezza alimentare, tempestività e appropriatezza del pasto sono elementi essenziali della degenza. Per questo è motivo di forte preoccupazione l’idea di modificare l’organizzazione in modo ragionieristico senza calcolare le ricadute anche in termini di qualità del servizio. Auspichiamo che nell’incontro previsto il 2 febbraio in Prefettura a Roma per lo stato di agitazione dei lavoratori del Policlinico Umberto I le istituzioni diano risposte concrete sia sulla salvaguardia piena dei posti di lavoro e dei diritti del personale, che su quelli dei pazienti, sui quali non possono essere scaricate le conseguenze di scelte meramente economiche”, conclude la Cgil di Roma e del Lazio.

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