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La precarietà uccide, lo dicono i numeri

Niente  sicurezza con appalti, subappalti e contratti precari

  • Il 70% degli incidenti mortali in edilizia riguarda lavoratori in subappalto. Perché?

Perché il sistema è costruito sull’abbattimento dei costi e perché è attraverso il subappalto (in tempi molto stretti  e a condizioni che a cascata risultano sempre più svantaggiose per i lavoratori) che molte aziende, soprattutto piccole, per comprimere i loro costi, applicano contratti diversi dai committenti, nella sostanza per pagare bassi salari e  riducono le tutele e la formazione in salute e sicurezza dei lavoratori. 

  • Nei contratti a termine gli infortuni sono più che nel tempo indeterminato,
    • oltre il  3% (100.000 su 3 milioni di tempi determinati) contro il 2% (313.000 su 15 milioni di tempi indeterminati)
    • il doppio di incidenti mortali fra i precari: 9%  ogni 100mila lavoratori nei contratti a termine contro 4,5%nei tempi indeterminati.
    • Si muore di più in agricoltura (il 25% dei casi), nel commercio (19%), trasporti (13%), edilizia (12%) e meccanica (11%) – i settori tipicamente più precari
  • E perché?
    • I contratti a termine sono spesso di durata molto breve, il turn over è molto elevato, chi lavora con questi contratti non viene formato seriamente (costa troppo, non c’è tempo), non è addestrato e per timore di non vedere rinnovato il contratto tende ad occultare un infortunio o una malattia professionale: il massimo si ha in agricoltura ed edilizia. Nel primo caso le denunce sono l’11% e le morti il 25%; nel secondo caso addirittura il 6% di denunce e il 12% di morti.

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