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Appello AAMOD “Anche se ci crediamo assolti – Artiste e artisti per il cessate il fuoco”

Artisti, intellettuali, fotografi, youtuber, reporter, registi e tutta la cittadinanza attiva, insieme alle organizzazioni della società civile coordinate dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, saranno in piazza il 14 gennaio per chiedere con una sola voce di fermare il massacro in Palestina.

Nell’era della comunicazione interattiva, della testimonianza in presa diretta, l’esercizio della protesta di piazza sembra vana, ma non lo è. Non lo è nella misura in cui i corpi fisici e non virtuali occupano uno spazio, quando la parola è ascoltata e non sentita riprodotta, non lo è nella misura in cui la tecnologia della comunicazione digitale diventa uno straordinario strumento di moltiplicazione e non l’illusorio placebo per cui basta un post per sentirsi in pace con la coscienza.

L’escalation in corso tra Israele e Hamas e altri gruppi armati palestinesi sta causando una devastazione senza precedenti e distruggendo un numero inaccettabile di vite umane.

Dal 7 ottobre 2023 ad oggi, nella Striscia di Gaza occupata, sono morte almeno 23.084 persone, circa il 70% delle quali erano donne e minori. Nella Cisgiordania occupata, nello stesso periodo, sono stati uccisi 331 palestinesi, di cui 84 minori. Almeno 1200 persone – per lo più civili, inclusi 33 bambini – sono state uccise in Israele il 7 ottobre. Nella Cisgiordania occupata, raid dell’esercito e coloni israeliani causano violenze continue, trasferimenti forzati, arresti di massa e uccisioni extragiudiziali. La libertà di movimento è gravemente limitata dai posti di controllo militari e ciò causa gravi ripercussioni sull’economia locale. Dal 7 ottobre ad oggi , risultano uccisi almeno 79 giornalisti e 148 membri dello staff delle Nazioni Unite. In questo contesto, il lavoro dei giornalisti è fondamentale per narrare l’escalation di violenza in corso attraverso notizie verificate e testimonianze. Molti dei giornalisti palestinesi che sono riusciti a sopravvivere ai bombardamenti, alla censura e alle repressioni di esercito e governo israeliano sono stati imprigionati.

È necessario fermare subito questo massacro. Uccidere civili è un crimine di guerra inaccettabile, non ammesso da diritto e convenzioni internazionali.

Il 14 gennaio, un gruppo di attori e attrici, trasportati nel quartiere di Garbatella (Roma) dall’Aperossa della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, reciteranno delle letture libere tratte da opere di poeti, poetesse, letterati e letterate palestinesi e israeliani come testimonianza viva e presente contro il massacro di civili, l’occupazione dei territori palestinesi, l’assedio e i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza. Tutta la performance sarà trasmessa in diretta sui social media moltiplicando la partecipazione in una sorta di flash mob virtuale.

Chiederemo con forza che il nostro governo e la comunità internazionale si adoperino in tutte le sedi possibili affinché:

  • Tutte le parti accettino un immediato cessate il fuoco
  • Israele ponga fine all’assedio totale della Striscia di Gaza, alla punizione collettiva inflitta alla popolazione civile innocente e all’occupazione militare dei territori palestinesi, nel rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite e della legalità internazionale
  • Siano liberati immediatamente e senza condizioni gli ostaggi ancora nelle mani dei gruppi armati palestinesi e tutti i Palestinesi arbitrariamente detenuti da Israele
  • Sia facilitato l’ingresso nella Striscia di Gaza da tutti i valichi di aiuti essenziali e salvavita, compresi carburante, cibo, acqua, équipes e cure mediche, con la garanzia dell’accesso in sicurezza del personale umanitario
  • Siano rese possibili con urgenza le evacuazioni di persone ferite o malate verso Egitto, Cisgiordania o Israele

Le generazioni portano la propria testimonianza una nelle mani dell’altra, come il passaggio di un testimone in una staffetta. Dopo più di cinquant’anni di occupazione sembra che la guerra sia ancora una volta l’unica opzione. Per questo non possiamo arrenderci e dobbiamo continuare a correre, riportando la protesta in piazza, tra la gente, con i corpi e nei luoghi della cittadinanza, e allo stesso tempo rendere la testimonianza un’azione contemporanea usando linguaggi e tecnologie che possano moltiplicare l’eco di due parole che si ascoltano sempre meno, le si danno per scontate o addirittura le si sminuiscono come retoriche: pace e giustizia.

Per aderire compilare il form: https://forms.gle/zMcaCKwiSL7nYDTx9 

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