8 famiglie su 10 non sanno se supereranno la crisi
La riduzione del potere di acquisto degli stipendi e delle pensioni a Roma e nel Lazio tra il 2000 ed il 2018 è stata di circa il 22% del reddito annuo e negli ultimi tre anni a causa della pandemia, dell’aumento dei costi energetici e dell’inflazione, la riduzione reale del potere di acquisto ha registrato per i redditi fino a 55.000 euro una ulteriore riduzione media di circa 2.173 euro anno.
Nello stesso periodo i costi per le spese incomprimibili delle famiglie (affitti, mutui, tasse, imposte e manutenzione dell’abitazione, acqua e altri servizi per l’abitazione, energia elettrica, gas ed altri combustibili, spese sanitarie, spese d’esercizio dei mezzi di trasporto, combustibili e lubrificanti, assicurazioni, protezione sociale, servizi finanziari) sono cresciuti del 60% su dati Istat riducendo sempre più il nucleo del reddito libero disponibile delle famiglie per le altre spese. Questa situazione oltre a portare nell’area del rischio di insolvibilità molte famiglie di operai, impiegati, pensionati, artigiani e commercianti di vicinato rischia di innescare una contrazione dei consumi che si scaricherà sui soggetti economicamente più deboli della città e della regione a partire dai precari e dai dipendenti delle microimprese, soprattutto giovani e donne, che come avvenuto nel corso della pandemia pagheranno un prezzo altissimo sia in termini economici che occupazionali.
È necessario che tutto il perimetro pubblico, le banche, le società energetiche elettriche e del gas costruiscano una rete di sostegno economico e sociale almeno fino a Dicembre 2023 che eviti il tracollo finanziario e sociale di individui e famiglie assumendosi pienamente la responsabilità sociale che la grave congiuntura economica richiede ai soggetti titolari di responsabilità pubblica, di erogazione di servizi pubblici e ai soggetti di gestione del risparmio.
