Le proposte della Cgil di Roma e del Lazio sul fisco e sui bilanci previsionali del Comune di Roma e della Regione Lazio


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I problemi

Salari, CCNL e potere d’acquisto

Nel 2021–2025 le retribuzioni contrattuali nominali del settore privato sono cresciute di circa il 10%, ma il valore reale resta inferiore di circa il 9% rispetto a gennaio 2021. Oltre il 43% dei dipendenti è privo di CCNL in vigore per la parte economica: il combinato disposto di rinnovi mancati e inflazione ha eroso i salari reali riportandoli sotto i livelli del 2000. Il drenaggio fiscale (fiscal drag) e le addizionali locali hanno ulteriormente compresso i netti, soprattutto per i redditi medio-bassi.

Mercato del lavoro e precarietà

Roma è la “capitale” della precarietà: incidenza elevata dei contratti di un giorno e, a livello regionale, solo circa il 15% dei nuovi contratti è a tempo indeterminato. Nel 2024 Roma ha superato l’occupazione pre‑Covid (+2% sul 2019), ma senza salto di qualità: l’industria impiega solo il 6,7% degli occupati (20% Italia) e il terziario avanzato arretra nelle qualifiche alte. Si rafforza l’overeducation: la quota di laureati in lavori a bassa qualifica è salita dal 6,4% all’8,6% (2011–2019). Nel primo semestre 2025 le ore di CIG autorizzate sono 15,5 milioni (+14% a/a).

I NEET a Roma crescono del 31% tra 2023 e 2024; gli under‑25 occupati sono il 3,79% (4,80% Italia). Nel Lazio il 43% degli under‑35 nel privato non agricolo ha una RAL inferiore a 10mila euro, spesso con contratti a termine e part‑time involontario. Persistono forti divari di genere: nel 2024 il 40% delle donne 15–64 è inattiva; il 51% delle occupate si concentra in 9 soli settori. Lavoratrici e lavoratori migranti più spesso inquadrati come operai e in comparti a bassa qualità del lavoro.

Redditi dichiarati e polarizzazione

Nel Comune di Roma (MEF 2020–2023) i redditi nominali complessivi crescono del 17% con +3,3% contribuenti. Diminuiscono le classi sotto i 15mila euro, aumentano tutte le fasce sopra i 26mila; i contribuenti oltre 120mila crescono del 33%. Parallelamente aumenta il gettito dell’addizionale comunale (+19,2% tra 2020 e 2023) con 143mila contribuenti in più tenuti al versamento.

Inflazione e distribuzione dell’impatto

A settembre 2025 l’indice NIC di Roma è 121,6. La fiammata dei prezzi ha colpito beni non rinunciabili (casa/energia, alimentari) e i servizi ricettivi/ristorazione (+circa 25% sul 2021). L’inflazione è regressiva: il gap di impatto tra il quintile più povero e quello più ricco ha toccato circa 5 p.p. nel 2022 e resta elevato (circa 3,5 p.p. nel 2025).

Disuguaglianze di reddito e ricchezza

Il Gini Irpef a Roma supera costantemente media regionale e nazionale; il differenziale con l’Italia si è ampliato tra 2019 e 2023. L’indice EU‑SILC nel Lazio (reddito disponibile equivalente) è più alto della media italiana, con la casa fattore cruciale. A livello nazionale, il Gini della ricchezza sale da ~0,66 (2010) a ~0,72 (2025Q1). Il top 10% detiene 60% della ricchezza; il bottom 50% ~7%. Nove famiglie su dieci hanno patrimonio concentrato nell’abitazione (circa 70% nei primi cinque decili).

Casa, affitti e sfratti

tra 2020 e 2024 a Roma oltre 26mila provvedimenti di sfratto, con forte crescita per finita locazione. La pressione degli affitti brevi riduce l’offerta a lungo termine, alimentando rincari e processi espulsivi. Il patrimonio ERP resta insufficiente rispetto al fabbisogno; crescono indebitamento delle famiglie (debiti = 56,4% del reddito disponibile nel Lazio) e ricorso al credito al consumo (+5,7%).

PNRR, Giubileo ed effetti reali

Nonostante oltre 10 miliardi di investimenti, gli effetti su qualità del lavoro, produttività e servizi risultano inferiori alle attese. Nel 2023 il Lazio non ha recuperato il valore aggiunto 2007 (‑2,4 p.p.); contrazione dell’industria e ore lavorate per addetto in calo (‑5,7% dal 2007).

Fiscalità locale e drenaggio fiscale

Roma (0,9% di addizionale comunale) e Lazio (maggiorazioni regionali) figurano tra i territori più gravati da addizionali IRPEF su redditi da lavoro e pensioni. In un decennio, circa 11 miliardi di prelievo extra tra Comune e Regione. Il fiscal drag 2022–2024 ha generato circa 3,3 miliardi aggiuntivi (≈300 euro pro capite) senza modifiche formali di aliquote, con effetti più pesanti sui redditi medio‑bassi.