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Dazi e Crisi, La Repubblica Roma Intervista a Natale Di Cola: “Lottiamo per i salari, attenzione agli effetti dell’IA sull’occupazione”

Natale Di Cola, segretario generale Cgil Roma e Lazio. Come è il quadro economico della capitale e della regione? 

«Siamo molto preoccupati, perché la congiuntura internazionale e gli effetti dei dazi hanno aggravato le difficoltà già in atto nel Lazio. Ci sono indicatori che non fanno ben sperare. Aumentano le persone escluse dal mondo del lavoro, in modo particolare i giovani che non studiano e non lavorano. Infine è diminuito il potere di acquisto delle famiglie e sono aumentate le ore di cassa integrazione: nel primo semestre del 2025 l’Inps ha autorizzato 15,5 milioni di ore, 14% in più rispetto allo stesso periodo del 2024». 

Perché questa incertezza sul futuro? 

«A preoccupare non è soltanto la perdita diretta di posti di lavoro: sta aumentando anche la precarietà e cala il reddito per centinaia di migliaia di persone. La questione dei salari è una emergenza acuita dalle tante crisi intorno a Roma. Per esempio a Rieti e Frosinone, due aree di crisi complessa, anche a causa della ricostruzione post sisma che ancora prosegue e della crisi dell’automotive.». 

A parte dazi e congiuntura internazionale, esiste un fattore interno che ha causato questa crisi? 

«Non dobbiamo sottovalutare i primi effetti dell’intelligenza artificiale e dell’innovazione tecnologica: molte aziende non stanno facendo confronti e percorsi condivisi con i sindacati. I casi di Booking e del contact service di Enel sono due esempi negativi: fanno milioni di utili e adesso usano l’innovazione tecnologica non per migliorare le condizioni di lavoro ma per ottimizzare ancora di più i profitti tagliando gli organici». 

L’anno prossimo finisce il Pnrr. Ha portato benefici all’economia laziale?

«Stiamo pagando il fatto che il governo nazionale non ha un vero piano industriale. Ma è anche vero che Comuni e Regione devono fare la loro parte. A parte la capitale, le province laziali non possono essere escluse dalla zona economica speciale prevista dal governo per sostenere lo sviluppo con sgravi fiscali e agevolazioni. Anzi, servono anche investimenti per migliorare la ricerca, la specializzazione e la competitività delle aziende». 

Quindi il Pnrr è un’occasione persa? 

«Serve un new deal per le infrastrutture nel Lazio. Nel 2026 dovrebbero continuare gli investimenti pubblici su ambiente e una sana transizione energetica e tecnologica, come nel caso della centrale Enel dí Civitavecchia e del suo indotto. Non bisogna lasciare spazio a speculazioni e tagli al personale per cercare maggiori profitti. Infine c’è il tema salari». 

Cosa farete per aumentarli?

«Finalmente si sono aperti tavoli di confronto con gli enti locali. Insieme al tema del rilancio aziendale apriremo una vertenza sui salari. Bisogna aumentare il potere d’acquisto delle persone. Negli ultimi anni c’è stato un calo del 5% del potere d’acquisto delle famiglie e il Lazio ha il triste primato del carico fiscale più alto in Italia: fino a 300 euro in più rispetto ad altre regioni». 

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