di MARINA DE GHANTUZ CUBBE
Il numero di irregolarità in tema di sicurezza aumenta vertiginosamente e il segretario della Cgil Roma e Lazio Natale Di Cola denuncia «l’assenza di leggi stringenti», con l’aggravante che il governo «vuole anche ridurre la responsabilità penale delle aziende in caso d’infortuni».
Perché invece di progredire le aziende tornano indietro?
«Si è sdoganato un modello di fare impresa, che continuiamo a contrastare, che sfrutta le persone e ne mette a rischio la vita pur di fare profitto. Questo perché le aziende si sentono impunite sia per l’assenza di leggi stringenti, che per l’indebolimento degli enti preposti all’attività preventiva ed ispettiva sulle norme della salute e la sicurezza ma soprattutto per l’assenza di una pressione sociale ed istituzionale che rimetta al centro la dignità e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. In questo quadro il Governo pensa pure di andare in direzione contraria riducendo la responsabilità penale delle aziende in caso d’infortuni».
Quali sono le situazioni di rischio maggiori?
«Nel Lazio, il lavoro nero e grigio colpisce più del 15% delle persone, nei settori più svariati, dal lavoro domestico, fino alle costruzioni, all’agricoltura, ai servizi. In appalti, pubblici e privati, dove non ci sono accordi o manca il sindacato è una vera e propria catena degli orrori, in cui gli infortuni, le morti e lo sfruttamento lavorativo dilagano. Al contrario, come nel caso del Giubileo, la contrattazione produce migliori condizioni di lavoro».
Nel frattempo, ci sono molti enti che devono controllare il rispetto della sicurezza, ma pochi controllori. Cosa chiede al governo?
«Prima di tutto serve un piano straordinario di assunzioni e investimenti. C’è chi, per adempiere al proprio lavoro, deve recarsi con la propria auto per fare le ispezioni e anticipa i soldi del carburante. Occorre anche applicare le leggi che già ci sono, nazionali e regionali, come quelle del Lazio per contrastare il caporalato, per la qualità, la tutela e la sicurezza del lavoro nei contratti pubblici e per la promozione della salute e della sicurezza sul lavoro e del benessere lavorativo. Così come bisogna cambiare quelle sbagliate, in primis quelle sugli appalti».
L’8 e il 9 giugno si vota per i referendum che riguardano anche la sicurezza sul lavoro. Qual è l’obiettivo?
«Con cinque sì le cittadine e i cittadini possono determinare un cambiamento concreto ed immediato sulle condizioni di lavoro nel nostro Paese. Con uno dei referendum possiamo salvare anche vite umane. Infatti, vogliamo ripristinare la responsabilità delle imprese committenti affinché si limiti il ricorso agli appalti e si rivolgano ad operatori economici seri che non risparmiano sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori, contribuendo ad evitare vere e proprie stragi».
Con quale spirito la Cgil Roma e Lazio affronta questo primo maggio?
«La concomitanza con l’ottantesimo della Liberazione ci richiama all’azione affinché la centralità del lavoro nella nostra Costituzione si traduca anche in atti concreti. Per questo siamo ancor più determinati nel sollecitare le istituzioni a non girarsi dall’altra parte e nel proseguire la mobilitazione per un lavoro stabile, sicuro, tutelato e dignitoso a partire dai referendum dell’8 e 9 giugno».
