Close

Lavoro, Cgil Lazio: per le donne occupazione meno stabile, tutelata e pagata di quella degli uomini

“Il lavoro delle donne nel Lazio è meno stabile, tutelato e pagato di quello degli uomini. A dimostrarlo uno studio sulla condizione occupazionale delle donne a Roma e Lazio della Cgil di Roma e Lazio sull’elaborazione dei dati Istat, Inps e Inail del 2024”. Così, in una nota, il sindacato. “Nel Lazio – continua la nota – sono 172mila le persone tra i 15-34 escluse nel 2024 dai percorsi di formazione, istruzione e lavoro (Neet), nel 55 per cento dei casi si tratta di donne. Nel quadro nazionale (dato 2023) emerge che se per gli uomini il tasso di neet del Lazio (12,6) sia sotto la media nazionale (17,8) per le donne non è così. Il il dato regionale è sopra la media di 0,5 punti e si attesta a 14,9. Nel 2024 il 40 per cento delle donne tra i 15-64 anni non ha avuto un’occupazione, una percentuale quasi doppia a quella degli uomini 23,5 per cento. A essere maggiormente penalizzate sono le donne prive di titolo di studio o con bassi livelli d’istruzione (58 per cento), tra chi possiede un titolo di laurea o post laurea il tasso di inattività scende al 15,7 per cento ma comunque ben più elevato di quello maschile che si attesta al 9,4”.

“Il tasso di occupazione regionale delle donne – aggiunge la Cgil – è del 56,8 per cento, contro il 72,7 per cento degli uomini. In provincia di Roma è più alto che nel resto del Lazio con il 58 per cento, quella di Frosinone è in coda con il 43 per cento. A determinare una maggiore occupazione delle donne a Roma sono i settori pubblici (sanità, scuola, pa) e i servizi (ristorazione, pulizie, turismo, commercio). Il 68 per cento delle operaie e il 38 per cento delle impiegate ha un part time, contro il 32 per cento e 16 per cento degli uomini. Anche tra i quadri la differenza è importante 5,5 per cento contro 1 per cento e persino tra i dirigenti il part time riguarda il 3,7 per cento delle donne contro l’1,6 per cento dei dirigenti uomini. L’occupazione delle donne è caratterizzata con una maggiore frequenza da periodi di non lavoro. Nel 2024 le donne operaie con 52 settimane lavorative sono il 48 per cento, gli uomini il 60 per cento, le impiegate sono il 68 per cento mentre gli uomini il 77 per cento. Questi due elementi combinati alla segregazione occupazionale di genere di alcune figure professionali nei settori in cui le retribuzioni orarie sono più basse determinano un importante gap salariale di genere annuo. Nel settore privato non agricolo la retribuzione annua delle operaie arriva a essere più bassa di quella degli uomini del 39 per cento, nelle impiegate del 29 per cento, nei quadri dell’11 per cento e nelle figure dirigenziali del 23 per cento”.

“Anche nel settore pubblico esistono importanti gap retributivi, mediamente le donne guadagnano 10mila euro in meno degli uomini. Le differenze tendono a essere più elevate nelle fasce di età medio alte, anche per effetto degli ostacoli negli avanzamenti di carriera che colpiscono le donne. Nel 2024 il 13,8 per cento delle donne è stato assunto a tempo indeterminato, per gli uomini la percentuale è del 16,4 per cento, nel 51 per cento dei casi il contratto a tempo indeterminato delle donne è un part time, una percentuale doppia rispetto a quella degli uomini che si ferma al 25 per cento”. Passando al tema della violenza di genere – continua la Cgil – dal 2021 al 2024 si è assistito a una vera e propria escalation delle donne che hanno dovuto richiedere il congedo indennizzato dall’Inps per le donne vittima di violenza di genere, una tutela riconosciuta alle lavoratrici inserite nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, che possono avvalersi di un’astensione dal lavoro per un periodo massimo di 90 giorni nell’arco temporale di tre anni”.

“Nel 2021 sono state presentate 181 domande, ne sono state accolte 67. Nel 2024 le domande sono state 747, quelle accolte 433: un raddoppio delle domande presentate e un aumento del 106 per cento delle domande accolte rispetto al 2023”. “Passando al tema della sicurezza sul lavoro – dice ancora la Cgil – nel 2024, 16.449 infortuni sul lavoro denunciati hanno coinvolto una lavoratrice, 377 in più del 2023. Nelle province di Roma e di Frosinone si è assistito a una vera e propria escalation, con 216 e 174 incidenti denunciati in più rispetto all’anno precedente. Tutto ciò avviene in un contesto che vede la Regione Lazio diventare maglia nera del nostro Paese per le morti sul lavoro e aumentare le denunce d’infortunio a 41.413, 1.045 rispetto all’anno precedente. Le denunce in provincia di Viterbo sono state 645, a Rieti 396, a Roma 13216, a Latina 1231 e a Frosinone 941”.

“Il comparto socio-sanitario è quello in cui vengono denunciati più infortuni da parte delle donne, nel 2024 sono stati 2712, seguono il commercio al dettaglio, la ristorazione e le pulizie rispettivamente con 1041, 969 e 838 denunce d’infortunio registrate. Nel 43 per cento dei casi a rimanere infortunata è una lavoratrice con un’età compresa tra i 50 e 64 anni, nel 29 per cento tra i 35 e i 49 anni, nel 16 per cento tra i 25 e 34 anni, nell’8 per cento tra i 16 e i 24 e nel 3 per cento dei casi ha più di 65 anni”. “Questi dati sono impietosi e confermano come l’attuale quadro di regole e le scelte imprenditoriali continuino a penalizzare le donne – dichiara Natale Di Cola, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio – In un mercato del lavoro sempre più precario e insicuro, non possiamo aspettarci un miglioramento. Ecco perché i nostri referendum per un lavoro tutelato, sicuro, dignitoso e stabile diventano fondamentali”.

Related Posts