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Crisi ecologica e valutazione dei rischi

Da tempo la CGIL di Roma e del Lazio segnala l’importanza di integrare il procedimento per la valutazione dei rischi in azienda con gli effetti derivanti dalla crescente crisi ecologica: l’esempio più eclatante lo abbiamo avuto con il rischio pandemico e nelle ultime estati con il crescente rischio calore, ma a questi se ne aggiungono altri. 

  • Le quattro crisi ecologiche

Negli ultimi anni, i cambiamenti ambientali hanno assunto un ruolo sempre più centrale nella costruzione dei modelli di valutazione del rischio nelle aziende. Molti sono i punti di crisi con possibile impatto su ambiente e condizioni di lavoro, ma qui pensiamo sia il caso di concentrarci sulle 4 crisi principali a impatto più evidente sulle condizioni di lavoro, condividendole con tutti e tutte voi: 

  1. Crisi climatica 
  2. Inquinamento. 
  3. Dissesto idrogeologico. 
  4. Rischio pandemico.

Queste non solo minacciano la salute del pianeta, ma hanno anche implicazioni dirette e indirette sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori, nell’assunto che le mura dell’azienda non segnano un “confine ambientale”, perché un’azienda non è un sistema chiuso come la Stazione Spaziale Internazionale. Questi fattori ambientali come possono influenzare la valutazione dei rischi in ambito lavorativo e quali misure possono essere adottate per mitigare tali rischi? Dove possiamo intervenire come organizzazione sindacale?

  • Crisi climatica
  • Descrizione: aumento delle temperature globali causato principalmente dalle emissioni di gas serra derivanti da attività umane, come l’industria, la deforestazione e l’uso di combustibili fossili 
  • Impatto: alterazioni climatiche che portano a eventi estremi (come ondate di calore, tempeste e inondazioni, scioglimento dei ghiacciai), problemi per agricoltura e allevamento, perdita di biodiversità.
  • Misure di Mitigazione: Riduzione delle emissioni di CO2 attraverso fonti di energia rinnovabile, promozione della mobilità sostenibile e sviluppo di tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio.

Il riscaldamento globale ha effetti diretti e indiretti sulla salute occupazionale. Aumento delle temperature, ondate di calore e cambiamenti nei modelli meteorologici possono rendere alcuni ambienti di lavoro pericolosi. Settori come l’agricoltura, la costruzione e le infrastrutture sono particolarmente vulnerabili. Ad esempio, i lavoratori agricoli possono essere esposti a condizioni climatiche estreme, con un aumento del rischio di colpi di calore, disidratazione e altre malattie da calore. È fondamentale che le aziende implementino protocolli di sicurezza che includano pause frequenti, accesso all’acqua e formazione sui segnali di allerta, così come a livello pubblico vengano prese misure come l’interdizione ad operare nelle ore a maggior stress termico. 

Inoltre, il cambiamento climatico può portare a condizioni inaspettate, come tempeste più forti e inondazioni, che possono compromettere la sicurezza degli ambienti di lavoro. Le aziende devono rivedere le loro procedure di emergenza e i piani di evacuazione, dedicando risorse per la formazione del personale su come reagire in situazioni di crisi.

  • Inquinamento
  • Descrizione: Contaminazione dell’ambiente da sostanze tossiche provenienti da attività industriali, agricole e urbanistiche, oltre ai rifiuti e alle emissioni inquinanti (inquinanti gassosi, liquidi e solidi – si pensi alle microplastiche)
  • Impatto: Problemi di salute pubblica, deterioramento della qualità dell’aria e dell’acqua, perdita di habitat naturali e biodiversità.
  • Misure di Mitigazione: Implementazione di normative più severe, promozione di tecnologie pulite e sostenibili, sensibilizzazione pubblica riguardo ai comportamenti ecologici, modifica nell’orientamento delle persone abbandonando modelli di vita consumistici.

Le aziende che operano in aree industriali o urbane ad alto tasso di inquinamento devono proteggere chi lavora per loro da esposizioni nocive. Le sostanze chimiche presenti nell’aria possono causare malattie respiratorie e altre patologie a lungo termine. La valutazione dei rischi deve includere misurazioni ambientali e monitoraggio della qualità dell’aria per identificare potenziali pericoli.

Inoltre, l’inquinamento può influenzare anche il benessere mentale dei lavoratori. Diversi studi correlano l’esposizione a lungo termine a sostanze inquinanti con un aumento dei livelli di ansia e depressione. Le aziende dovrebbero dunque considerare anche questi aspetti nella loro pianificazione della salute e sicurezza sul lavoro, implementando strategie per migliorare il benessere dei dipendenti, come il supporto psicologico e la creazione di ambienti di lavoro più sani.

  • Dissesto Idrogeologico
  • Descrizione: Fenomeni di instabilità dei versanti e allagamenti dovuti a fattori naturali e antropici, come l’urbanizzazione non sostenibile e cambiamenti climatici.
  • Impatto: Distruzione di abitazioni, infrastrutture e terreni agricoli, oltre a perdite economiche e rischi per la vita umana.
  • Misure di Mitigazione: Pianificazione territoriale sostenibile, investimenti in infrastrutture per la gestione delle acque, riforestazione.

Il dissesto idrogeologico, in particolare, rappresenta un rischio significativo in molte regioni vulnerabili. Fenomeni come frane e alluvioni possono compromettere non solo l’integrità degli edifici, ma anche la sicurezza dei lavoratori. La valutazione dei rischi dovrebbe includere analisi geologiche e meteorologiche (e la valutazione del rischio sismico) specifiche per l’area in cui sorgono gli impianti e si opera, nonché piani di emergenza per eventi estremi.

Le aziende devono investire in infrastrutture resistenti e progettate per fronteggiare eventi metereologici avversi. Ciò include non solo la costruzione di edifici conformi ai codici di sicurezza, ma anche l’implementazione di tecnologie innovative che possano monitorare i fattori di rischio in tempo reale.

  • Rischio Pandemico
  • Descrizione: Diffusione globale di malattie infettive, causata da microrganismi (batteri, virus) che si propagano rapidamente attraverso la popolazione, i movimenti internazionali di merci, gli spostamenti aerei, la migrazione stagionale della fauna (un esempio: le varie versioni dell’aviaria che gli uccelli migratori possono trasmettere al pollame).
  • Impatto: Alta mortalità e morbilità, sovraccarico dei sistemi sanitari, crisi economiche e modifiche comportamentali (distanziamento sociale, avversione per persone provenienti da latri paesi sospettati di essere veicolo di infezioni).
  • Misure di Mitigazione: Potenziamento della sorveglianza epidemiologica, ricerca e sviluppo di vaccini e terapie, promozione di pratiche di igiene e prevenzione.

In questo caso ricordiamo cosa avvenne con Covid: a parte l’importante occasione costituita dai protocolli anti-Covid e dai Comitati aziendali di applicazione degli stessi, il tema, che vide una fortissima opposizione delle Associazioni datoriali, era quello di intervenire nella valutazione del rischio incorporandovi quello del contagio (che ricordiamo fu equiparato a rischio infortunio) secondo il principio che era sì un rischio generico (non specifico, ossia non connesso al tipo di attività svolta), ma aggravato. E che quindi imponeva tutta una serie di misure (adozione dello smart working, distanziamento interpersonale, modifiche nei turni, ecc.).

  • Conclusioni

Se questi quattro rischi rappresentano grandi sfide per le società moderne e richiedono approcci coordinati e sostenibili per essere affrontati efficacemente (tutte cose da implementare solo in parte a breve termine), chiamano le aziende e noi organizzazioni sindacali a ragionare sulle misure da prendere nell’immediato.

Ripetiamo: un’azienda non è un mondo chiuso e impermeabile a ciò che avviene fuori di essa. Se chi è al lavoro e svolge un’attività potenzialmente a rischio elevato (pensiamo alla concentrazione richiesta a chi sta al taglio del legname in falegnameria o alle piegatura in un laminatoio o alla saldatura in una officina) e viene disturbato da un caldo eccessivo (non solo da esposizione diretta al sole, ma anche in ambienti indoor), da un’aria non salubre o dalla paura di subire un contagio o dalla paura di stare in un edificio che non fornisce molte garanzie di tenuta in caso di evento sismico, è probabile che presterà minore attenzione al suo lavoro e rischierà l’infortunio. E lì che cosa succede? Che non viene riconosciuto l’infortunio perché non si è seguito il protocollo, non si è adottata la procedura o si è indossato malamente ilDispositivo di protezione individuale?

In conclusione, la valutazione dei rischi lavorativi deve evolversi per affrontare le nuove sfide poste dai cambiamenti ambientali. Le aziende devono adottare un approccio proattivo che includa:

  • Monitoraggio Ambientale: Implementare sistemi di monitoraggio dei livelli di inquinamento e delle condizioni climatiche, per attuare misure preventive e protettive.
  • Formazione e Sensibilizzazione: Educare i dipendenti sulle implicazioni della salute e della sicurezza legate ai cambiamenti ambientali, e fornire strumenti per affrontare situazioni di rischio.
  • Piani di Emergenza: Sviluppare e testare piani di emergenza che considerino scenari di crisi legati a eventi climatici estremi.
  • Investimenti in Infrastrutture: Ristrutturare e adeguare gli spazi di lavoro a standard di sicurezza più elevati, capaci di resistere a condizioni ambientali severe.
  • Adeguamento delle dotazioni: ad esempio, con l’aumento delle temperature e il prolungamento dei periodi di caldo dobbiamo ricorrere a DPI adeguati, meno opprimenti.

Il futuro delle organizzazioni non può prescindere dall’integrazione delle problematiche ambientali nella loro strategia di rischio e sicurezza. Solo attraverso un approccio consapevole e innovativo sarà possibile garantire ambienti di lavoro sicuri e sostenibili per tutti. La salute è un diritto universale, non solo per tutte le persone, ma in tutti i luoghi e in tutte le circostanze. È un compito che un sindacato nell’era delle crisi ecologiche non può assolvere. 

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