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Comune di Roma, l’intervento di Natale Di Cola (Cgil Roma Lazio) in Assemblea Capitolina di giovedì 7 marzo 2024

È bene che il consiglio comunale discuta sullo stato dell’economia della città con uno sguardo d’insieme e non solo a ciò che va bene, perché per sempre più persone il lavoro è sinonimo d’incertezza e insicurezza economica.

La precarietà non è più un fenomeno che caratterizza solo la primissima fase della vita lavorativa delle persone. L’aver costruito un impianto normativo ostile al lavoro stabile ha fatto esondare la precarietà rendendola un elemento strutturale della nuova occupazione. Dal 1993 al 2022 le persone che lavorano con contratti a tempo determinato nel nostro paese sono raddoppiate. Contestualmente, negli ultimi 10 anni, le retribuzioni dei dipendenti sono calate del 2% mentre negli altri paesi dell’Unione Europea sono cresciute del 2,5%.

Proprio in questo momento ci sono oltre 13 milioni di lavoratrici e lavoratori con i contratti collettivi scaduti. Questo significa meno diritti e meno salario, soprattutto davanti l’inflazione galoppante di questi ultimi anni. Per fare degli esempi concreti nella nostra città un dipendente di Zetema, che ha una retribuzione mensile media di 1.300 euro, si è visto bruciare dall’inflazione più di 200 euro ogni mese, un dipendente di Atac quasi 300, un dipendente del commercio ne ha persi oltre 3000 negli ultimi due anni.

In un quadro nazionale tutt’altro che positivo, la Capitale vive una condizione peggiore. Il 48% dei contratti di lavoro attivati è durato un solo giorno, la media nazionale è dell’12,6% e negli ultimi 15 anni si è dimezzata la percentuale di nuovi contratti a tempo indeterminato. Nel frattempo il 58% delle giovani donne inattive è fuori dal mercato del lavoro per motivi familiari, ossia mancano i servizi pubblici per la prima infanzia e le persone non autosufficienti.

Su tutto questo pesa il modello di sviluppo che si è determinato nella Capitale e che si è stratificato nel corso dei decenni. Le scelte politiche del passato hanno fatto di Roma una città sicuramente non industriale e neanche del terziario avanzato, rimanendo tagliata fuori da importanti settori produttivi e processi innovativi. La conseguenza è la creazione di posti di lavoro in settori a bassa intensità di conoscenza, meno qualificati e con retribuzioni più basse e una crescita decisamente più contenuta in settori ad alta intensità di conoscenza. Con il risultato di sprecare anche il capitale umano di Roma, dove il tasso di overeducation aumenta anziché diminuire come a Milano. Uno spreco che impatta sulla capacità innovativa della Capitale ed anche sulla soddisfazione lavorativa delle persone.

Siamo a meno di 300 giorni dall’inizio dell’anno giubilare che, insieme al PNRR, può tradursi nell’inizio di un percorso per riqualificare il mercato del lavoro e il sistema produttivo di Roma. Il protocollo sulle opere giubilari è un punto di partenza di questo percorso, sul quale chiediamo un impegno puntuale per l’applicazione. Con lo stesso approccio guardiamo alla preparazione della macchina amministrativa pubblica, inclusa quella delle aziende partecipate, e dell’accoglienza delle decine di milioni di pellegrini e turisti va declinata come opportunità per costruire un’occupazione strutturale legata agli eventi che la Capitale del Paese ospita.

Per questo chiediamo che finalmente si dia luce al Patto per il Lavoro e lo Sviluppo Sostenibile con cui poter migliorare la qualità dell’occupazione e governare i processi di transizione e d’innovazione. Uno strumento che sia da cornice per azioni concrete come i percorsi di reinternalizzazione dei servizi pubblici e di ripensamento in chiave industriale delle società in house del Comune, cosi come i percorsi per il superamento del lavoro povero e precario nei servizi pubblici e le azioni specifiche da mettere in campo per non rendere il Giubileo una fabbrica di precarietà.

Noi immaginiamo, invece, un vero e proprio Giubileo del lavoro: a partire da un salario minimo comunale che dovranno rispettare tutti gli operatori economici degli appalti dei servizi per il funzionamento del Giubileo, dall’estensione del protocollo sulle opere giubilari a tutti gli appalti pubblici per rafforzare la tutela della salute e la sicurezza e da una carta di qualità del lavoro occasionale per evitare usi impropri del volontariato e forme di sfruttamento.

Serve fare sistema e rete per definire un Progetto Strategico sullo Sviluppo Sostenibile di Roma, che costruisca le condizioni per interventi a breve, medio e lungo periodo per uscire strutturalmente dalla lunga fase di stagnazione economica della Capitale.

Chiediamo al Comune di Roma d’investire sulla contrattazione integrativa per garantire il giusto riconoscimento a chi lavora per la città e per un piano straordinario di assunzioni per il Comune di Roma e le partecipate per far trovare pronta la città, a partire dal decoro, dalla mobilità e la cultura. Ci sono infine altri due settori che richiedono oggi, proprio in previsione del Giubileo, grande attenzione da parte dell’Amministrazione: sono turismo e commercio.

Nel turismo, a Roma, la concorrenza tra imprese troppo spesso si traduce nella massima precarizzazione dei contratti di lavoro, nel lavoro irregolare, nero e grigio, nell’infinita catena di appalti e subappalti, anche nelle strutture a 4 e 5 stelle, nei quali, nei casi peggiori, le condizioni di lavoro finiscono per ricordare più il cottimo che il lavoro dipendente. Come dimostrano le recenti cronache sulle case vacanza e gli airbnb nella Capitale, crediamo sia arrivato il momento di introdurre un bollino per il lavoro di qualità negli alberghi e nelle strutture ricettive e un registro comunale degli affitti brevi e delle case vacanza, in altre città è stato fatto si può fare anche a Roma: rispetto e piena applicazione dei CCNL leader di settore sottoscritti dalle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, certificazione della regolarità contributiva, sono alcuni dei parametri di riferimento che possono essere utilizzati.

Nel commercio, che a Roma occupa oltre 150mila dipendenti, in grandissima parte donne, le nuove assunzioni sono di breve, brevissima durata, spesso con contratti part time – più spesso part time involontari – che se sommati all’indisponibilità delle associazioni datoriali di settore a garantire i giusti e dovuti aumenti salariali con il rinnovo CCNL, scaduti ormai da 5 anni, restituiscono la fotografia di un esercito di lavoratrici e lavoratori romani, sempre più poveri e in condizioni sempre più precarie. Ma se questa è l’urgenza, sotto il profilo delle condizioni di lavoro e salariali, un’ulteriore criticità riguarda la mutazione genetica del tessuto della Distribuzione Commerciale nella capitale.

Negli ultimi anni, grandi marchi, aziende e catene della GDO hanno deciso di abbandonare in tutto o in parte la nostra città, chiudendo i propri punti vendita o cedendoli a piccoli imprenditori. Nulla di illegittimo, sotto il profilo formale, ma al di là della forma non può sfuggire la sostanza: oltre all’impoverimento dell’offerta commerciale della città, dati alla mano, nella stragrande maggioranza dei casi, le lavoratrici e i lavoratori sono passati da grandi a piccole o piccolissime aziende, perdendo diritti, salario e garanzie contrattuali, con applicazione di contratti pirata e il rischio crescente che questi contesti di irregolarità siano terreno fertile per infiltrazioni criminali. Ebbene, siamo convinti che Roma, i cittadini e le cittadine, le lavoratrici e i lavoratori romani meritino di più e il Giubileo può – deve, diciamo noi – essere l’occasione per investire politicamente nella giusta direzione: qualità dei servizi offerti a cittadini e turisti, qualità del lavoro e difesa della legalità devono essere la sfida per l’Amministrazione della Capitale.

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