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Precarietà, Cgil: a Roma 48% contratti dura un giorno

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«Come la sanità anche il lavoro è da codice rosso nel Lazio – commenta il segretario generale della Cgil Roma e Lazio Natale Di Cola – La precarietà continua a crescere anno dopo anno a causa delle leggi nazionali sbagliate, ma anche per l’immobilismo delle amministrazioni territoriali, delle forze politiche e di troppe imprese che pensano solo ai profitti. Ci mobiliteremo a tutti i livelli perché è inaccettabile e inspiegabile che nel Lazio, definito da molti la locomotiva del Paese, il lavoro è sempre più povero e iperprecario e che lo è soprattutto a Roma. Abbiamo davanti il Pnrr e il Giubileo per cambiare tutto questo. Servono scelte coraggiose per uscire dalla stagnazione e da un modello di sviluppo che non funziona».

Nonostante l’economia del Lazio sia una delle più importanti del Paese, si registri un aumento dei redditi complessivi dichiarati e crescano i depositi bancari il mondo del lavoro non vive i benefici di questo miglioramento. A Roma e nel Lazio c’è un’emergenza che riguarda il lavoro che si chiama precarietà, che prosegue da tempo ed è stata alimentata da scelte sbagliate dei diversi Governi nazionali che hanno sfavorito il lavoro stabile.

Il risultato è che Roma e il Lazio, sia in periodi di contrazione economica che di crescita, vedono aumentare solo il lavoro precario e di brevissima durata. Al fianco di un cambio della normativa nazionale che rimetta al centro il lavoro stabile come forma principale di lavoro, serve l’impegno delle istituzioni del territorio per colmare quei gap che rendono Roma la Capitale della precarietà.

Dal 2009 in poi è aumentata la partecipazione delle persone al mercato del lavoro del Lazio ma le nuove posizioni lavorative sono più precarie e di breve durata, come dimostrano i dati sulle Comunicazioni Obbligatorie, ad un incremento del 24,9% delle persone interessate da nuove attivazioni di contratti, corrisponde una crescita del numero di contratti del 46%. Il numero di attivazione medie per lavoratore passano da 2,13 a 2,46, ben al di sopra della media nazionale dell’1,7.

L’analisi provinciale dei dati, scorporando Roma dalla resto dell’Area Metropolitana, dimostra una forte sperequazione dell’intensità della precarietà nel Lazio, che s’intreccia sia al diverso radicamento sul territorio dei settori produttivi, ai fenomeni demografici e alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro, infatti, l’occupazione femminile nella Capitale è al 61%, sopra la media regionale del 54,1%.

Gli anni successivi alla crisi del 2008, il continuo peggioramento della legislazione a favore della precarietà, hanno avuto importanti ripercussioni occupazionali negative periodo in cui il saldo positivo, quando si è registrato, è stato sostenuto prettamente dalla città di Roma mentre il resto della regione era in recessione. A partire dal 2016 quando il saldo tra contatti attivati e cessati torna in positivo, il saldo è composto esclusivamente da contratti a tempo determinato. Fa eccezione solo il 2015, anno in cui gli incentivi a sostegno della riforma del lavoro producono l’unico record positivo di contratti a tempo indeterminato, ma nei due anni successivi il calo dei contratti a tempo indeterminato è ben più alto di quelli attivati nel 2015.

Il rapporto tra contratti a tempo determinato e indeterminato evidenzia un progressivo assottigliamento del lavoro stabile, seppur con percentuali diverse, i nuovi tempi indeterminati sono il 9% nel Lazio, l’8% su Roma, il 15% nella Città Metropolitana di Roma, il 16% a Frosinone, il 7% a Latina, il 15% Rieti e il 10% a Viterbo.

La precarietà, però, non è tutta uguale. Gli ultimi anni mostrano un avanzamento dei contratti con le durate più brevi a discapito dei contratti, seppur a termine, di maggiore durata nel panorama regionale. Guardando al dato territoriale, in realtà, appare chiaro lo squilibrio tra Roma e il resto del Lazio.

A Roma il 48% dei contratti attivati (694.363) dura un solo giorno, nel resto del Lazio si va dal 4% al 10%, al di sotto della media nazionale del 12,6%. Al contrario, nel resto del Lazio, hanno un maggior peso i contratti di lavoro compresi tra 1 mese e i 12 mesi. A ritrovarsi ad aver lavorato con un contratto durato un solo giorno nel Lazio sono in 109 mila, di cui 99 mila su Roma.

La maggior presenza di contratti brevi nella Capitale determina che il rapporto tra contratti e persone sia decisamente più alto del resto del Lazio (2,87 contro 1,5) in modo particolare nel mondo dello spettacolo dove a Roma si arriva a una media di 16 contratti l’anno per le donne, ai servizi con quasi 3 contratti l’anno mentre nel resto del Lazio non si arriva all’1,5 e al settori pubblici dove la media di contratti a Roma è più alta che nel resto del Lazio.

Con un così alto tasso di contratti a termine ne deriva che la causa principale dell’interruzione dei contratti di lavoro, con più forza su Roma, sia la scadenza stessa del contratto, anziché altre forme come le dimissioni volontarie o i licenziamenti.

I dati anagrafici mostrano una minore partecipazione delle giovani donne under 35 rispetto ai coetanei uomini, che incidono maggiormente sulla loro platea di riferimento. Nella Capitale e nella città Metropolitana il divario è meno forte che nel resto del Lazio, a Roma il divario è di 3 punti percentuali mentre nelle altre province si arriva ai 7 punti percentuali.

Inoltre le donne che entrano nel mercato del Lavoro a Roma hanno una maggiore stabilità rispetto agli uomini per incidenza di contratti a tempo indeterminato, a differenza di quanto accade nel resto della Regione dove, quando la percentuale non è eguale, è più bassa per le donne.

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