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Intervista su “Corriere della Sera Roma” Di Cola: «I rincari non sono giustificati»

Intervista al Segretario Generale della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, su “Corriere della Sera – Roma” di Andrea Arzilli.

Dal 1° gennaio a Roma costerà di più mangiare, mandare i figli a scuola, visitare un museo del circuito comunale e fare sport in impianti pubblici. Ma anche per aprire un’attività, sposarsi e seppellire i propri cari serviranno più soldi. Come pure per usare il bagno pubblico grazie a uno scatto di 20 centesimi pensato, forse, per i milioni di pellegrini del Giubileo. Gli aumenti delle tariffe comunali elencati nella delibera del «tariffone», capitolo strategico del bilancio di previsione 2024-2026 appena approvato dal Campidoglio, ritoccano verso l’alto i costi per le 300 concessioni competenza di Roma Capitale. E, seppure salvando i più deboli, aumentano la pressione sulla classe media della Capitale.

Nel bilancio di previsione 2024 il Campidoglio aumenta le tariffe: nidi, matrimoni, tumulazioni, musei, ma pure occupazione suolo pubblico. Natale Di Cola, segretario generale Cgil Roma, come si giustificano i rincari?

«Non si giustificano. Stiamo parlando di cifre che non cambiano la vita del bilancio. Arriveranno milioni dai matrimoni o dai loculi, ma non centinaia di milioni. Il Comune chiede ai cittadini ulteriori soldi per far fronte ai problemi della città, ma colpisce la parte più debole: chi usa l’asilo pubblico? E il rincaro del loculo, chi colpisce? Sempre di più chi è già in difficoltà. Si tratta di una incredibile scelta politica che va a colpire il ceto medio, cioè la parte più produttiva. Non basta che il sindaco dica “mi occupo solo dei poverissimi” perché deve occuparsi di chi sta scivolando in povertà. Invece così dà l’idea di essersi arreso».

E cosa doveva fare?

«Gualtieri ha perso una grandissima occasione. Ha chiuso il bilancio recuperando un po’ di evasione fiscale, cosa buona, e aumentando il prelievo sui turisti. Però ha tassato la città. Così garantisce lo stesso livello di spesa dell’anno scorso, peccato però che quest’anno c’è stata un’inflazione a due cifre e un continuo impoverimento di lavoratori e pensionati».

Sì, ma l’alternativa?

«La mia rabbia è su questo. È un bilancio di mantenimento, senza visione, colpisce tutti per garantire il minimo, quando c’erano leve per recuperare una disponibilità di quasi 500 milioni, e così dare sollievo ai cittadini potenziando i servizi».

Ci spiega meglio?

«La prima mossa è sull’Imu: il Comune avrebbe potuto chiedere al governo una modifica della norma oppure il riconoscimento delle somme tolte visto che esiste una legge apposita. La seconda: poteva fare come la Regione , che ha chiesto al governo di sospendere per tre anni il mutuo del debito pregresso. Così si potevano recuperare 450 milioni, e senza alzare nessuna tariffa. Ma serviva una battaglia politica…».

Che lei sostiene non ci sia stata, anche se Gualtieri punta il dito contro Meloni per i tagli in manovra.

«Di fatto ha approvato un bilancio ragionieristico che, sì, riesce a pareggiare i conti, ma non le esigenze. In un momento, poi, in cui la città soffre. Così l’aumento di turisti ed eventi si traduce per il cittadino in traffico e difficoltà. Col rischio che già nel 2027, con la città da risistemare dopo l’arrivo di 35 milioni di pellegrini del Giubileo, saranno finiti i soldi degli investimenti pubblici. E allora si capisce perché sempre più romani scelgano di non vivere più a Roma: non se lo possono permettere, qua i servizi non sono adeguati e non possono progettare il loro futuro».

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