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Lavoro. Di Cola: Nel Lazio ricostruire politiche industriali per far diminuire imprese che chiudono ed aggiornare il protocollo “workers buyout”

Lo strumento del workers buyout “ci permette di risolvere una crisi aziendale ma noi abbiamo la necessità di ricostruire nel Lazio delle politiche industriali che provino a diminuire i numeri delle imprese che chiudono, di cambiarne la dimensione e soprattutto dovremo impegnarci ad avere strumenti per il governo dei processi che non si può lasciare solo alle Camere di Commercio”.

Lo ha detto il segretario generale della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, intervenendo all’evento di Legacoop Lazio “Workers Buyout – Il lavoro si fa impresa”.

“L’idea di avere con InvestLazio uno strumento in cui c’erano associazioni, le Camere di Commercio, le Università e il sindacato- ha ricordato Di Cola- serviva a studiare il tessuto produttivo, capire le filiere, quali erano gli asset di sviluppo strategici e quelli destinati invece a morire, perché le trasformazioni digitali, ambientali e produttivo ci impongono politiche industriali”.

Il sindacato “vorrebbe occuparsi sempre meno delle crisi e sempre più dello sviluppo – ha aggiunto Di Cola – ma quando c’è bisogno di parlare di sviluppo il sindacato non viene chiamato mai e invece quando c’è una crisi noi ci siamo sempre”.

“Dovremmo aggiornare il protocollo d’intesa con la Regione sullo sviluppo del workers buyout per ridargli vigore, perché di quanto scritto non siamo riusciti a realizzare nulla”.

“Abbiamo contribuito e sostenuto gli interventi e il finanziamento da parte della Regione e quindi sulle carte ci siamo, come pure sulla condivisione del progetto e l’idea che questo strumento sia importante”, ha aggiunto Di Cola che poi ha spiegato perché a suo avviso nel Lazio questo strumento di fatto sia inutilizzato: “Perché se e’ vero che è difficile che un lavoratore possa essere promotore di un’impresa è vero pure che chi ha un’impresa non la molla senza motivi oggettivi. Ma soprattutto si interviene quando l’imprenditore sa che tutto e’ perduto e quindi sono complicate le condizioni in cui questo ragionamento si innesta. È uno strumento difficile e gli interessi sono divergenti”.

Per il sindacalista “serve una maggiore presenza delle istituzioni”, affinché il workers buyout decolli. “In un tavolo di crisi aziendale non mi e’ mai capitato di sentirmi dire ‘perché non pensate di fare un workers buyout invece di reiterare gli ammortizzatori?’. Piuttosto ci chiedono deroghe e solidarietà- ha concluso- La cultura non va creata tra i lavoratori, questo strumento va sostenuto dal punto di vista della cultura di impresa oltre che da quello finanziario”.

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