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Ama, situazione gestione dei rifiuti. Intervista di Dire a Natale Di Cola

“Il cambio di amministrazione dopo pochi mesi è un segno di debolezza che ci preoccupa. Perché il tempo per Ama non è una variabile indipendente e il rischio che adesso ci siano ulteriori rallentamenti ci preoccupa”. Così, nel corso di un’intervista all’agenzia Dire, il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, ha commentato l’annuncio, arrivato ieri sera dal Campidoglio, che entro due settimane Angelo Piazza non sarà più l’amministratore unico di Ama e al suo posto verrà creato un Consiglio di amministrazione. “Abbiamo sempre favorito e privilegiato le scelte nell’interesse dell’azienda. In particolare organismi snelli e fatti da persone competenti e a servizio dell’azienda a tempo pieno. Ama ha bisogno di professionità, esperti del settore e di chi è in grado di traguardare progetti industriali- ha aggiunto Di Cola- Speriamo che nelle scelte che verranno fatte dal sindaco non prevalgano logiche diverse da quelle manageriali, che puntano a creare alleanze e uno sviluppo per l’azienda. Insomma speriamo non prevalgano logiche, come avvenuto in anni bui, in cui i luoghi di governo delle aziende coincidevano con quelli della lottizzazione della politica”.

Fermarsi sul termovalorizzatore e lanciare “un concorso internazionale di idee” per individuare le migliori tecnologie finalizzate alla chiusura del ciclo dei rifiuti di Roma. E’ l’invito che il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, lancia al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nel corso di un’intervista all’agenzia Dire. “Mentre il mondo proietta le proprie scelte mettendo al centro la sostenibilità ambientale senza sprecare le materie, è evidente che è sbagliato scegliere il termovalorizzatore senza un dibattito e in assenza di un’evidenza sul perché si fa quella scelta. Per questo lunedì- ha spiegato Di Cola riferendosi all’incontro che i sindacati avranno con l’assessora capitolina ai Rifiuti, Sabrina Alfonsi- riproporremo al Comune di fermarsi rispetto a questa scelta, di condividere con la città gli obiettivi per la raccolta e la frazione che dovrà essere trattata e su questo aprire una grande gara internazionale chiedendo al mondo dell’università e delle imprese un concorso di idee per la migliore soluzione possibile”.

Di Cola si dice “convinto, e lo vediamo dalla quantità di ricercatori, imprese e soggetti che dopo la decisione di Gualtieri vuole discutere e ragionare, che sia mancato un dialogo. Se il sindaco vuole ricucire questa frattura si fermi sul termovalorzzatore, faccia una gara internazionale di idee dove Roma ha l’ambizione di avere la migliore tecnologia e soluzione possibili, e renda conto ai cittadini delle sue scelte aprendo a un grande concorso di idee chiamando università, imprese e stakeholders. Perché è giusto che prima di condannare la città per i prossimi 30 anni alla schiavitù del forno, dopo 40 anni di schiavitù della discarica, che una scelta di questo tipo venga ponderata politicamente e suffragata dall’inevitabilità di non potere fare altro”.Roma però deve correre, perché tra due anni e mezzo ci sarà il Giubileo. Non a caso il sindaco ha ottenuto dal Governo i ppoteri speciali per costruire tutti gli impianti necessari a chiudere il ciclo dei rifiuti dentro i confini della Capitale: “Questo è un percorso fattibile, che non blocca i tempi se il vero obiettivo è chiudere il ciclo dei rifiuti- ha ribattuto Di Cola- Se invece, come è uscito e su cui chiederemo lunedì, si sceglie di fare un termovalorizzatore per non affrontare oggi le scelte della transizione ecologica, allora l’amministrazione deve essere chiara rispetto al fatto che sta scegliendo di non affrontare i problemi oggi e rinviarli al futuro. Fare trattare fuori regione per tanti anni i rifiuti della città è una scelta che non condividiamo perché va contro l’ambiente. Il sindaco ha dichiarato di volere ridurre le emissioni ma queste, nel frattempo che saranno costruiti gli impianti, aumenteranno insieme ai costi e si deresponsabilizzerà ancora una volta l’Ama”.

La Cgil è convinta che “facendo bene la parte a monte già oggi il sistema del Lazio può essere autosufficiente. Capisco che il Comune voglia impianti propri per la gestione dei rifiuti ma siamo convinti che gli impianti alternativi al termovalorizzatori siano disponibili e necessari. Il termovalorizzatore ha distratto l’azienda, non produrrà una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti e rischia di non fare centrare nessno degli obiettivi annunciati: sui costi non produrrà un vantaggio, perché l’Europa e il mondo vanno da un’altra parte, queste tecnologie saranno tassate e non incentivate, ma soprattutto in questo modo si fa ad inizio consiliatura una scelta che condanna Roma a essere arretrata nel mondo per i prossimi 30 anni. Quindi una scelta sbagliata nel presente e nel futuro”. Il sindaco ha dichiarato, a proposito delle 600mila tonnellate che dovrebbe bruciare il termovalorizzatore, che si stanno rivedendo i numeri: “Speriamo sia il primo passo verso le parole fatidiche che ci aspettiamo di ascoltare- ha aggiunto Di Cola- Abbiamo capito che questo progetto va accantonato, possiamo seguire altre strade”.

La realizzazione del termovalorizzatore a Roma resta sempre in primo piano nel dibattito sulla chisuura del ciclo dei rifiuti della Capitale. Tuttavia, due anni fa la Regione Lazio aveva approvato un piano rifiuti (superato nei numeri secondo l’amministrazione Gualtieri) che poggiava sulla realizzazione a Colleferro da parte di LazioAmbiente di un grande impianto (500mila tonnellate) di recupero di materia dal rifiuto tal quale, azzerando così il ricorso alla discarica e superando la necessità di un nuovo termovalorizzatore. Poi, di questa soluzione impiantistica non si è saputo più nulla. Anche se sottotraccia i lavori in questa direzione continuano a proseguire. E anche la Cgil di Roma e Lazio non intende gettare nel dimenticatoio un’opzione che, secondo il sindacato, può dare una nuova veste alla discussione sul termovalorizzatore della Capitale e non solo. “Chiederemo a breve alla Regione di avere tempi certi per la realizzazione degli impianti contenuti nel piano”, ha spiegato il segretario Natale Di Cola in un’intervista all’agenzia Dire. “Due anni fa, quando la Cgil aveva sostenuto la chiusura dei termovalorizzatori di Colleferro e il nuovo impianto che andava nel senso dell’innovazione e del superamento dell’incenerimento, aveva anche lanciato un’ulteriore proposta: quell’impianto poteva essere la start up di una grande multiutility regionale che avesse al centro l’Ama, Lazio Ambiente e facesse da collante per tutte le altre aziende pubbliche del territorio laziale e del centro Italia, anche aprendo una discussione con Acea”.Di Cola continua dunque “a porre al tavolo la proposta di costruire una grande e nuova multiutility pubblica dell’economia circolare che non abbia solo l’ambizione di chiudere il ciclo con l’impiantistica moderna e sostenibile ma si faccia anche promotrice dell’innovazione tecnologica e immagini come possano essere stimolati i nuovi ‘lavori verdi’ e create le filiere necessarie. Insomma, un grande incubatore pubblico per costruire l’economia circolare e dialogare con le trasformazioni energetiche”. Perché, ad esempio “in questi anni Ama dovrà pagare un prezzo altissimo a causa della sua mancanza di autonomia, anche in termini di combustibili, e avrà costi elevatissimi come conseguenza della guerra e dell’aumento dell’inflazione. Quindi- ha spiegato Di Cola- noi diciamo che va fatto qualcosa di più della collaborazione tra Comune e Regione. Quello che non si è riuscito a fare da due anni è ciò che che continuiamo a dire. Non abbiamo bisogno di progetti spot lanciati da un singolo ente che non guardano in maniera complessiva e non traguardo le scelte degli altri enti. Quell’impianto lo abbiamo sostenuto, perché può rappresentare l’innovazione e il primo passo verso una spinta su questo ambito. Non bastano le collaborazioni istituzionali ma soggetti industriali condivisi”

Non tutti hanno accolto positivamente la decisione di Roma Capitale di fare assumere ad Ama oltre 650 operatori a tempo indeterminato. C’è ad esempio chi come l’ex presidente di Legambiente, attuale presidente di Fise Assoambiente e da sempre grande sostenitore dell’opzione termovalorizzatore, Chicco Testa, che, a margine di un evento pubblico organizzato dalla lista Ciovica Gualtieri, ha invitato il sindaco a privatizzare la raccolta partendo la Centro Storico. Per il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, “l’idea che sta dietro la contrarietà alle assunzioni è vecchia ed è di quei soggetti che vogliono privatizzare il servizio per fare in modo che i privati possano fare dei profitti- ha spiegato all’agenzia Dire- La proposta di privatizzare le attività per la gestione dei rifiuti a Roma non ha alcun supporto né evidenza ma è una scelta ideologica. Abbiamo sempre detto che è sbagliato spezzare il ciclo dei rifiuti. Infatti uno dei problemi più importanti di Ama è che non lo governa interamente”. Secondo il sindacalista “Testa non osserva che i più grandi problemi dell’Ama nell’organizzazione del servizio riguardano proprio i servizi già dati attualmente in appalto: uno su tutti, quello delle utenze non domestiche. Un servizio a rete come quello dei rifiuti, funziona se c’è un’unica catena di comando e un’unica organizzazione del lavoro. Avere già oggi dei pezzi in appalto crea una diseconomia e una gestione organizzativa sbagliata. La privatizzazione sarebbe solo un problema per l’azienda. Uno dei più grandi che ha Ama è non avere infrastrutture a sostegno della raccolta e dello spazzamento. E’ impossibile ritenere che un servizio ad alta incidenza di personale e che fa della prossimità e delle infrastrutture i suoi i punti cardine possa essere messo sul mercato. A meno che qualcuno, come accaduto negli anni più bui, non voglia fare cassa sulla pelle dei lavoratori, con appalti che tagliano sul costo del personale”. In realtà l’allora sindaco Ignazio Marino, in occasione del nuovo affidamento in house del servizio ad Ama, propose una sperimentazione ‘privata’ su due municipi: “Ci fu uno sciopero dei sindacati con una decisione del 90% dei lavoratori che fece cambiare idea al sindaco- ha ricordato Di Cola- Non vorremmo dovere ripetere questa storia. L’esperienza ci dice che scelte di questo tipo sono sbagliate e noi, con la stessa forza di allora, saremmo pronti a contrastarle se l’attuale sindaco dovesse intraprendere questa strada. Ma noi confidiamo che non avverrà”

Roma Capitale ha deciso di dare il via libera a oltre 650 assunzioni a tempo indeterminato di operatori Ama entro la fine dell’anno per aiutare l’azienda a fare fronte alle ripetute criticità sulla raccolta. Il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, nel corso di un’intervista all’agenzia Dire, ha ribadito il plauso a questa scelta del Campidoglio senza dimenticare però che il neo dg della municipalizzata, Andrea Bossola, pochi giorni dopo il suo insediamento disse ‘Siamo troppi in questa azienda. Anzi, siamo migliaia in più di quelli necessari rispetto ai benchmark di settore’: “Abbiamo giudicato infelice la prima uscita del nuovo direttore generale e avevamo detto che era frutto di una mancanza di conoscenza- ha detto Di Cola- L’amministrazione in maniera responsabile ha scelto di imporre questa linea al direttore, speriamo sia di insegnamento per le scelte future. Per il bene della città e per il futuro dell’azienda non servono annunci ma conoscenza dell’azienda e scelte che vadano nella direzione del rafforzamento di Ama”. L’assunzione di nuovi operatori era stata fortemente caldeggiata dai sindacati nei mesi scorsi: “Da febbraio la Cgil chiedeva il recupero del personale in Ama, fermo da anni a causa del blocco assunzioni, quantificato in 1.600 assunzioni entro il 2024 che per assolvere all’attuale contratto di servizi e al piano industriale vigente- ha spiegato Di Cola- Il Comune dopo il piano di raccolta straordinaria di Natale ha deciso di dedicarsi ad altro e solo a causa della crisi determinata dalla fine dell’emergenza pandemica, e che noi avevamo abbondantemente previsto, è dovuto correre ai ripari”. Prima della scelta del Comune, socio unico di Ama, di optare per assunzioni a tempo indeterminato, si stava facendo strada l’ipotesi di arrivi di lavoratori presi anche attraverso aziende interinali: “La cosa grave è che prima di arrivare all’accordo, che prevede assunzioni stabili, qualcuno voleva riportare il precariato dentro l’azienda- ha aggiunto Di Cola- L’ultima volta in cui si fecero infornate di precari in Ama fu all’epoca di Panzironi e sappiamo cosa è avvenuto. Seguire il sindacato dopo due mesi, anche se in ritardo rispetto a ciò che dicevamo a febbraio, è una risposta del Comune che valutiamo positivamente”.

“Le assunzioni sono un primo tassello di un necessario processo di effiecientamento dell’Ama. Per recuperare l’efficienza di cui l’azienda ha necessità, serve un piano industriale che permetta ai lavoratori di avere strumenti e un’organizzazione del lavoro degna di questa nome”. Lo ha detto il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, nel corso di un’intervista all’agenzia Dire. “Dall’insediamento di questa amministrazione, la Cgil ha subito avanzato con Cisl e Uil le 10 azioni per il rilancio della città. Siamo stati promotori della richiesta di mettere risorse per una pulizia straordinaria e abbiamo sottoscritto importanti accordi per migliorare anche le performance aziendali nei primi 4 mesi di questa amministrazione. Si vedevano dei risultati importanti e un clima positivo per lavorare in vista del futuro della città. Poi- ha spiegato Di Cola- l’amministrazione ha scelto di non seguire più la pratica del pragmatismo per risolvere i problemi ma si è passato agli annunci: come quello del termovalorizzatore ‘salvifico’”. E quindi “si è verificato ciò che temevamo: l’azienda si è distratta rispetto al’organizzazione del ciclo, il sindacato è stato messo ai margini della discussione, non è si affrontato il tema dell’ulteriore emergenza rifiuti che sapevamo ci sarebbe stata con la fine dell’emergenza Covid e la ripresa dei consumi. Il risultato è qui- ha aggiunto Di Cola- L’annuncio del termovalorizzatore ha prodotto l’ennesima crisi e avremmo potuto dedicare questi mesi ad evitarla, facendo le assunzioni e le altre attività che rivendichiamo da tempo”. A partire dalla “riorganizzazione del servizio- ha proseguito Di Cola- Perché c’è necessità che venga strutturato su basi moderne, col supporto della tecnologia e con una nuova mappatura dei rifiuti. Perché dopo la pandemia sono cambiate le abitudini e la distribuzione dei rifiuti dentro la città. Poi, costruire le infrastrutture e la strumentazione necessaria”. Perché “senza un nuovo parco mezzi, che permetterà all’azienda di assolvere al contratto di servizi, senza un investimento dai cassonetti alle sedi di zona, dalle isole ecologiche alle officine, l’azienda resterà inefficiente e la città sporca”.

“Le assunzioni sono un primo tassello di un necessario processo di effiecientamento dell’Ama. Per recuperare l’efficienza di cui l’azienda ha necessità, serve un piano industriale che permetta ai lavoratori di avere strumenti e un’organizzazione del lavoro degna di questa nome”. Lo ha detto il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, nel corso di un’intervista all’agenzia Dire. “Dall’insediamento di questa amministrazione, la Cgil ha subito avanzato con Cisl e Uil le 10 azioni per il rilancio della città. Siamo stati promotori della richiesta di mettere risorse per una pulizia straordinaria e abbiamo sottoscritto importanti accordi per migliorare anche le performance aziendali nei primi 4 mesi di questa amministrazione. Si vedevano dei risultati importanti e un clima positivo per lavorare in vista del futuro della città. Poi- ha spiegato Di Cola- l’amministrazione ha scelto di non seguire più la pratica del pragmatismo per risolvere i problemi ma si è passato agli annunci: come quello del termovalorizzatore ‘salvifico’”. E quindi “si è verificato ciò che temevamo: l’azienda si è distratta rispetto al’organizzazione del ciclo, il sindacato è stato messo ai margini della discussione, non è si affrontato il tema dell’ulteriore emergenza rifiuti che sapevamo ci sarebbe stata con la fine dell’emergenza Covid e la ripresa dei consumi. Il risultato è qui- ha aggiunto Di Cola- L’annuncio del termovalorizzatore ha prodotto l’ennesima crisi e avremmo potuto dedicare questi mesi ad evitarla, facendo le assunzioni e le altre attività che rivendichiamo da tempo”. A partire dalla “riorganizzazione del servizio- ha proseguito Di Cola- Perché c’è necessità che venga strutturato su basi moderne, col supporto della tecnologia e con una nuova mappatura dei rifiuti. Perché dopo la pandemia sono cambiate le abitudini e la distribuzione dei rifiuti dentro la città. Poi, costruire le infrastrutture e la strumentazione necessaria”. Perché “senza un nuovo parco mezzi, che permetterà all’azienda di assolvere al contratto di servizi, senza un investimento dai cassonetti alle sedi di zona, dalle isole ecologiche alle officine, l’azienda resterà inefficiente e la città sporca”.

A un anno di distanza dal primo esperimento, la Cgil di Roma e Lazio ha condotto una nuova indagine insieme a Federconsumatori tastando il polso di un campione di cittadini romani sulla qualità percepita dei servizi rifiuti e trasporti. “Purtroppo i cittadini di Roma ci dicono che quasi nulla è cambiato- ha raccontato il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, durante un’intervista all’agenia Dire- Resta una grave insufficienza per questi due servizi. La cosa che più ci preoccupa è che anche quest’anno, come accaduto nel 2021, i cittadini non solo bocciano i servizi ma non hanno aspettative positive per il futuro”. L’indagine sarà presentata martedì prossimo ma intanto “lunedì la consegneremo all’assessora Alfonsi e la invieremo all’assessore Patané- ha aggiunto Di Cola- Il sindaco rifletta su questi dati e torni a confrontarsi col sindacato per trovare soluzioni per migliorare le condizioni di lavoro degli operatori e puntare sulla qualità del servizio. Perché l’unica vera tutela affinché i servizi pubblici restino tali è che la qualità percepita dai cittadini sia aumentata e migliorata”.

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