Aprile 2014 – il Piano del Lavoro per il territorio regionale proposto dal sindacato

Il Piano del sindacato regionale. Una nuova visione del futuro: affrontare le emergenze della crisi e insieme preparare il cambiamento. Al centro una buona e sicura occupazione. Obiettivi, proposte, come trovare le risorse. Rilanciare la concertazione.

 

Una nuova visione del futuro, affrontando le emergenze emerse con la crisi, ma senza rinunciare a rilanciare il cambiamento. E’ questo l’obiettivo di fondo del Piano del Lavoro della Cgil Roma e Lazio, presentato oggi (29 gennaio 2013) nella capitale. Un’idea – ricorda il sindacato – che si ispira al Piano del Lavoro di Giuseppe Di Vittorio: mentre lì si imponeva una ricostruzione dopo la guerra, qui bisogna agire in un momento storico di profondi cambiamenti.

La natura strutturale della crisi richiede di agire sulle cause all’origine della stessa, non solo sulle sue conseguenze come è stato fatto finora, spiega il Piano del Lavoro, quindi oltre alla necessità di definire nuovi lineamenti di politica economica nazionale e sovranazionale, basati su una diversa  strategia di medio lungo termine e una nuova governance di coesione comunitaria, bisogna agire anche nel nostro territorio, rilanciando lo sviluppo e la crescita dell’occupazione in un’ottica di sostenibilità ambientale, sociale, economica.

La creazione di “buona e sicura occupazione” deve essere al centro della crescita. Lo scopo è elevare il livello qualitativo del sistema produttivo e dell’impresa, superando la logica della svalutazione competitiva dei costi, e in linea con gli obiettivi europei di sviluppo, innovazione, sostenibilità e coesione sociale.

“Inoltre – si legge sempre nel Piano – è necessario integrarlo con un piano straordinario per il contrasto al precariato che preveda la realizzazione di processi di stabilizzazione di lavoratori occupati con contratti diversi da lavoro subordinato, l’emersione dal lavoro non regolare e sommerso in un sistema esigibile di regole trasparenti sul sistema degli appalti sia pubblici che privati e finalizzando l’utilizzo dei beni pubblici (vedi terre pubbliche) alla occupazione partecipata e sociale”.

Nello specifico, la Cgil di Roma e Lazio chiede “un ruolo forte del sindacato nella programmazione e nella negoziazione di politiche di sviluppo”. Un ruolo – fa notare – “impossibile in questi anni con una Regione e un Comune che hanno disatteso il proprio ruolo di stimolo e d’indirizzo alla ripresa economica ed allo sviluppo limitandosi ad una politica degli ammortizzatori sociali. C’è l’esempio della Videocon di Anagni. “Prendiamo un’azienda in difficoltà, Videocon, il piano del lavoro non  crede che si debba intervenire sulla Videocon  per risolvere i suoi specifici problemi, ma sul territorio nel quale questa azienda opera per determinare una ripresa della domanda di mercato”.

Di seguito gli obiettivi del Piano, indicati dal sindacato regionale.

Ridare prospettiva al lavoro aumentando l’occupazione e la sua qualità (almeno tutti i posti di lavoro persi con la crisi) dando risposte immediate alle situazioni di crisi aperte nella regione e restituendo prospettive di nuova occupazione in particolare ai giovani e alle donne.

Ridurre le disuguaglianze che la crisi sommata alle misure introdotte dai governi che si sono succeduti e dalle istituzioni locali hanno prodotto nel territorio aumentando le povertà e il disagio delle persone, ma anche le tante disuguaglianze strutturali come quelle culturali e di genere.

Ecco le proposte su cui orientare gli investimenti.

BENI COMUNI, AMBIENTE E WELFARE
-miglioramento vivibilità delle città per la qualità e il benessere delle persone anche dei nuovi bisogni sociali (invecchiamento attivo, politiche di conciliazione, ecc.) attraverso la creazione di una rete di servizi in grado di offrire risposte e strumenti innovativi su casa, servizi educativi, servizi sociali e culturali favorendo anche la trasmissione di saperi e competenze fra generazioni
– bonifica e messa in sicurezza del territorio, dell’ambiente, dei quartieri e delle città e interventi mirati di recupero e riqualificazione urbana
-interventi pubblici programmati per il superamento delle barriere architettoniche materiali e immateriali e per la riqualificazione degli edifici pubblici e il update tecnologico
– progetto per lo smaltimento e la riorganizzazione del ciclo dei rifiuti, per l’organizzazione del sistema di conferimento e di avviamento alle attività produttive e di riutilizzo
– progetto per il risparmio energetico nelle abitazioni, uffici e impianti industriali, a partire da quelli di proprietà pubblica
– cultura come valore di crescita sociale e anche come volano economico per il rilancio del turismo
– riqualificazione e rigenerazione delle periferie e dei piccoli centri abbandonati

RIQUALIFICAZIONE E SVILUPPO DEI SERVIZI PUBBLICI
– investimenti pubblici su welfare rilanciando i servizi e superando i trasferimenti monetari (per la creazione di lavoro qualificato e assistenza e cura alla persona)
– realizzazione della connessione fra sistema locale del lavoro, sistema della formazione e istruzione, sistema del lavoro delle politiche attive e della promozione d’impresa e sistema delle politiche sociali in particolare per i giovani e per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro
– definizione degli ambiti territoriali e delle sedi di partecipazione democratici
– Definire il livello essenziale delle prestazioni dei servizi (L.E.P.) offerti

SISTEMA INFRASTRUTTURALE

– investimenti in infrastrutture materiali e immateriali per eliminare gli squilibri territoriali e individuali, legati alla condizione personale, presenti nella regione
– ridefinire la mobilità in un ottica di sostenibilità ambientale e sociale
– politiche dell’abitare
– strutture scolastiche, sociali, sanitarie

SISTEMA PRODUTTIVO
– programmazione delle politica industriali collegate a  politiche integrate per la ricerca, lo sviluppo, la conoscenza, il sistema dei saperi anche attraverso spin-off con le università che utilizzino e valorizzino i risultati della ricerca in contesti innovativi e partecipati
– la costruzione di sinergie territoriali tra il sistema delle imprese  e le parti sociali provando a far convergere le risorse disponibili, comunitarie, nazionali e bilaterali, verso programmi comuni di sviluppo, che individuino alcuni orientamenti strategici in alcuni territori del Lazio e  alcune priorità condivise attraverso la individuazione e la promozione di filiere economico-sociali orizzontali integrate.
– progetti per lo sviluppo rurale e politiche agricole come parte di una struttura più complessa attraverso lo sviluppo di filiere agro-alimentari nel territorio che favoriscano il km 0 e l’occupazione e la connessione con il sistema della commercializzazione dei prodotti, anche finalizzate all’utilizzo di terre pubbliche e private non coltivate e alla quarta gamma
– Favorire la diversificazione dei redditi agricoli anche con progetti di agricoltura sociale.

RICERCA, FORMAZIONE, INNOVAZIONE
– difendere il diritto allo studio per costruire il distretto della conoscenza
– la qualificazione del  sistema della formazione continua,  e delle politiche attive per il lavoro, sia per chi il lavoro ce l’ha e deve mantenerlo (formazione come misura preventiva alla disoccupazione) sia per i lavoratori in mobilità, in un quadro di integrazione della governance dei servizi in ambiti territoriali legati legate alle potenzialità di sviluppo.

In quanto agli strumenti, il sindacato chiede di definire “un modello di forte concertazione con tutte le parti sociali”, ovvero “la fase di confronto e programmazione che è mancata in questi anni”. Inoltre – sostiene – è necessario accompagnare tutta la fase con una pianificazione strategica: Piano per l’occupazione femminile, Piano dei trasporti, Piano energetico, Piano dei rifiuti e con strumenti legislativi adeguati sia attraverso una nuova legislazione: Legge sull’integrazione socio-sanitaria, Legge su Appalti e forniture, Legge sul lavoro nero e sommerso, sia attraverso il rispetto delle leggi e degli accordi già vigenti: Legge sull’innovazione, rifinanziamento Legge 4.

Le risorse – infine – si trovano  nella lotta all’evasione fiscale, nella rimodulazione delle progressività delle addizionali, nella riduzione dei costi della politica, in una patrimoniale, con una diversa gestione delle fondazioni bancarie e delle società della regione, da una diversa politica del credito, da un riordino dei fondi europei che ci sono, ma non sono spesi o sono spesi male, da un allentamento del patto di stabilità, dalla revisione del piano di riordino sanitario. “Il sindacato regionale e territoriale – conclude – è il soggetto che può avviare questo percorso”.