Repubblica Roma/Più lavoro nel Lazio ma è breve e precario: SOS della Cgil

La storia della precarizzazione del lavoro nel Lazio, una delle regioni più a rischio in Italia, è fatta di numeri che raccontano un fenomeno in espansione. Nel corso del 2016 sono stati attivati nella regione 1.375.590 nuovi rapporti di lavoro (il 12,9% in meno del 2015), mentre quelli cessati hanno raggiunto la cifra di 1.337.252. Un dato assoluto, raccolto dal Rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro, sul quale la Cgil ha messo la sua lente, scoprendo la verità più drammatica.

Rispetto al totale dei rapporti cessati nel 2016, oltre la metà (il 58,3%) è durato al massimo 30 giorni. Scendendo nel dettaglio il quadro si fa ancora più preoccupante: il 38,4% dei contratti ha avuto durata di un solo giorno, il 6,8% di 2-3 giorni, il 13,2% di 4-30 giorni. Quelli che sono riusciti a strappare contratti superiori al mese sono una minoranza e solo il 13,5% dei contratti cessati durava da oltre un anno.

La Cgil non ha dubbi: il lavoro non è diminuito, ma la sua precarizzazione è ormai un fenomeno drammatico, reso ancora più preoccupante dal fatto che la stessa pubblica amministrazione fa sempre più ricorso a forme di lavoro a termine. «Una delle storie più emblematiche – racconta Michele Azzola, segretario generale della Cgil di Roma e Lazio – coinvolge Poste Italiane. Nel corso del 2016 l’azienda ha attivato 1.200 contratti di lavoro a termine per postini con rinnovi di massimo due mesi. Questo per fare in modo di interrompere i rinnovi prima della soglia dei 36 mesi, termine oltre il quale la legge prevede l’obbligo di assunzione».

Secondo l’analisi della Cgil quello di Poste Italiane non è un caso isolato, perché la prassi sarebbe ormai diffusa nelle maggiori aziende pubbliche italiane. «Le riforme politiche – attacca Azzola – stanno alimentando la precarizzazione del lavoro. Il Lazio oggi è una delle regioni più colpite dal fenomeno, al punto che il 70% dei nuovi contratti hanno durata da uno a tre mesi, contro il 30% della media nazionale. E i dati Inps sui primi quattro mesi del 2017 confermano che la tendenza nel corso dell’anno è in netto peggioramento».

17 luglio 2017

Daniele Autieri