Lavoro, Onofri: uscire dalla logica emergenziale

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“In quest’ultimo periodo rileviamo una certa euforia da parte della politica circa la ripresa del lavoro. A sentire le dichiarazioni sembrerebbe che la piccola ripresa che si registra sia accompagnata da un’espansione dell’occupazione. Per smentire quest’affermazione basterebbe guardarsi intorno. Una sana osservazione della realtà consentirebbe di capire come vivano le persone e quali siano i loro bisogni, e dunque come occorrerebbe interpretarli e rappresentarli”. Lo afferma Donatella Onofri, segretaria della Cgil di Roma e del Lazio.

“Se si assume il Jobs act come una verità indiscussa e indiscutibile, la lettura dei dati sull’occupazione viene invece piegata allo scopo, e allora si guardano solo i rapporti di lavoro attivati e non quelli cessati. Nel Lazio, ad esempio, il saldo tra contratti a tempo indeterminato attivati e cessati nel primo semestre dell’anno è fortemente negativo: – 18251 rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Si conferma invece l’esplosione di contratti a termine: 253.207 (il 71,57% del totale dei contratti attivati). Purtroppo però essi sono di breve durata, come testimoniano le cessazioni: 193.032. Si tratta dunque di lavoro povero.
La tendenza è negativa anche rispetto al 2016: nello stesso periodo, primo semestre, il saldo tra attivazioni e cessazioni era di 12.060 rapporti a tempo indeterminato non sostituiti.

Se questi sono i numeri è evidente che le politiche del lavoro sono sbagliate, che la politica dei bonus è fallita. Si cambi strada. Si modernizzi il paese attraverso una programmazione di interventi che ci faccia uscire dalla logica emergenziale.
Solo avendo un’idea, una visione di come migliorare il paese, e con esso l’economia, si potrà creare lavoro vero. Ogni tanto usare la categoria del buon senso sarebbe utile”.

5 settembre 2017

3 COMMENTS

  1. E’ ORA DI PASSARE DALLE CRITICHE E DAI “NO”, ALLE PROPOSTE, AI PROGETTI E ALLE REALIZZAZIONI DELLE SOLUZIONI POSSIBILI. E’ vero: “Solo avendo un’idea, una visione di come migliorare il paese, e con esso l’economia, si potrà creare lavoro vero”. Dobbiamo andare oltre le critiche e i NO, e passare a proposte e progetti per soluzioni concrete a livello nazionale e territoriale, partire dal Comune di residenza.
    Stiamo vivendo un “cambiamento epocale” nei settori primario, secondario e terziario: IL LAVORO FATTO IERI DA 100 LAVORATORI OGGI LO FANNO IN 20, BISOGNA INVENTARSI NUOVO LAVORO PER GLI ALTRI 80; il lavoro fatto in 10-15 attività familiari storiche -macelleria, pescheria, forno pane, pasticceria, frutta e verdura, pizzeria, negozio generi alimentari, edicola, salumeria, vendita vini e bevande… oggi è concentrato in un solo supermercato, o in una sola grossa attività produttiva e commerciale, spesso non a gestione locale e con la ricchezza prodotta non “spalmata” per altra e nuova occupazione.
    E’ URGENTE FARE EMERGERE NUOVO LAVORO DA TRASFORMARE IN NUOVA OCCUPAZIONE IN UN UN AMBIENTE SANO.
    NON BASTA SOLO IL GOVERNO A INVENTARSI E REALIZZARE IL NUOVO E A CONSOLIDARE IL VECCHIO. SERVE LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI: ESCLUSI GLI INUTILI “URLATORI” E I “PRECISINI” AMANTI DEL NO AL “TUTTO IMPERFETTO”.
    PROTAGONISTI SIANO I GIOVANI INSIEME A GENITORI E NONNI.
    Preoccupano i dati sull’aumento dei giovani che lasciano il paese dove sono nati, in particolare nel sud, per cercare il lavoro altrove; preoccupano i bassi indici di crescita previsti, per gli anni futuri, insufficienti ad arrestare il fenomeno. Troppi giovani, laureati e diplomati, andando via impoveriscono ulteriormente i loro territori, destinati a restare con abitanti sempre più anziani.
    E cambiare è possibile.
    E’ importante la partecipazione dei giovani nelle iniziative per lo sviluppo economico e sociale da avviare a livello locale, sotto casa, in collaborazione con i territori limitrofi e col resto del mondo.
    Affascina il valore che si dà al lavoro regolare, anche con le fattorie sociali: elemento di coesione sociale e strumento di lotta all’emarginazione.
    Spinge ad una maggiore valorizzazione e utilizzazione delle nostre ricchezze locali, materiali e immateriali, il significato che si da a “l’Italia paese più bello del mondo” per le diversità culturali, produttive e ambientali esistenti in ogni suo territorio. Compreso il nostro.
    Motiva e coinvolge al “far bene per oggi e domani” il valore della sostenibilità ambientale.
    Per fare emergere nuovo lavoro da trasformare in nuova occupazione si potrebbe partire con l’istituzione del Consiglio dell’Economia e del Lavoro nel, comune di Terracina, dove abito, e nei comuni del nostro distretto.
    Per riavviare lo sviluppo economico e sociale con nuova occupazione è necessario il contributo e la partecipazione di tutti: del Comune, delle Organizzazioni dei lavoratori dipendenti e autonomi; delle Organizzazioni degli imprenditori; della Scuola (Istruzione, Università e Ricerca); del Centro per l’Impiego di appartenenza; dell’Autorità di pubblica sicurezza. E la collaborazione di Esperti, di Associazioni culturali e di Associazioni di volontariato.
    Bisogna aprire un confronto con tutti, dal quale far scaturire idee, proposte e progetti coinvolgendo i giovani a partire dai luoghi che frequentano ( scuole, centri culturali, centri sportivi, centri ricreativi e tempo libero).
    Naturalmente, va garantito a priori un ambiente pulito e la sicurezza, in tutti i sensi.
    Sia chiaro che è meglio non continuare a parlare del futuro dei giovani, senza fare nulla oggi. Si discuta del loro presente che rischia di “essere anticipato” da un futuro ingovernabile che inizia tra un minuto.
    Ognuno si alzi in piedi, aiuti chi non è in grado di farlo – ottimo esempio sono le fattorie sociali- e si metta in cammino operando per se e per gli altri per il bene-essere di tutti.
    Lavoratori aggrediti da disoccupazione e precarietà; giovani soffocati da sfiducia, mancanza di riferimenti, disinteresse per gli studi universitari senza occupabilità, non permettono a nessuno di aspettare, solo chiacchierando, il “Nuovo Ordine Mondiale” per la ricerca delle soluzioni.
    Di fronte alla situazione di crisi, non solo economica, verificata e vissuta quotidianamente da ognuno, c’è urgenza di idee e di proposte innovative per far crescere nella nostra città, anche “inventando il nuovo”, l’economia pubblica, l’economia privata e il terzo settore.
    Tre settori della nostra economia che vogliamo protagonisti e non subalterni.
    Tre settori in concorrenza e collaborazione, sostenuti da un “Sistema Locale” condiviso, in grado di consolidare esperienze ed eccellenze del posto e di puntare al nuovo con la ricerca e l’innovazione.
    E la voglia di fare.
    E’ forte l’urgenza di un incisivo governo locale per lo sviluppo economico e sociale che deve affermarsi con un forte ruolo delle Istituzioni e delle Parti Sociali; con la partecipazione di tutti i soggetti che operano nel territorio, in collaborazione coi territori limitrofi e col resto del mondo.
    Bisogna puntare ad un piano di sviluppo sociale che tenga presente le priorità utili alla nostra comunità, costituita da persone con la loro cultura, con i loro saperi e le loro professionalità; con i loro sogni e le loro aspirazioni; con i loro bisogni di lavoro, di casa, di istruzione e formazione, di servizi sociali e sanitari, di ambiente sano, di giustizia amministrata in tempi certi e di sicurezza. E con tanti giovani, in “attesa che qualcosa cambi”, da coinvolgere e rendere protagonisti nella costruzione del loro presente, utile al loro futuro.
    Un Piano che sia in grado di rispondere ai bisogni della gente e del territorio trasformando l’enorme mole di lavoro necessario a tali risposte, in tanti nuovi posti di lavoro. Ricordando che finché c’è un bisogno insoddisfatto c’è lavoro da trasformare in nuovi posti di lavoro. Posti di lavoro organizzato in modo utile a “spalmare tutta la ricchezza prodotta su centinaia di famiglie” e non continuare a concentrarla in pochissime mani. E’ “l’uovo di Colombo” : se tutta – o quasi- la ricchezza prodotta resta nel nostro territorio e viene immediatamente spesa per i bisogni di ognuno, immediatamente alimenta altri posti di lavoro…
    Bisogna agire subito per un piano di sviluppo economico che faccia emergere la visione di Terracina in una provincia – un pezzo d’Europa sul mediterraneo – con un territorio ed un apparato produttivo di beni e servizi che presentano buone risorse e caratteristiche utili alla crescita.
    Un Piano in cui si deve tener presente che le produzioni di beni e servizi, quando sono inserite in un “Sistema locale”, ben definito e visibile, legate ad alte tecnologie, alla ricerca integrata – Struttura Produttiva – Università -, al sistema formativo, ad una elevata qualità del lavoro e in un territorio servito da efficaci collegamenti stradali – se ne parla da troppo tempo -, ferroviari e portuali, difficilmente potranno essere trasferite, dall’oggi al domani, in altri territori europei o extraeuropei.
    Non va dimenticato, mentre si progetta lo sviluppo, che i beni ambientali e culturali costituiscono “il grande affare” della nostra comunità. Essi vanno tutelati e valorizzati con più determinazione. Così facendo resteranno per sempre una risorsa non trasferibile altrove e, se crescerà la consapevolezza del loro valore, diventeranno sempre di più parte essenziale e “spina dorsale” dell’economia locale. Gestita da operatori locali.
    Se ci si convince delle reali potenzialità di sviluppo presenti nel nostro territorio, a partire da Terracina e da altri comuni, si operi subito per “far camminare tutti” con sfide collettive e individuali, con interventi condivisi dalla comunità, per fare emergere una sua chiara identità locale ed una prospettiva di crescita, per la quale ogni abitante sia disposto a dare il meglio di sé , nella certezza che la soluzione dei propri problemi è in una parte, visibile, del programma.
    Si governi e si controlli lo sviluppo per renderlo duraturo e produttivo: se in un paese di 10.000 abitanti si aprono attività commerciali per 50.000, i risultati saranno catastrofici. A partire dalle attività storiche.
    Per la crescita di lavoro e bene-essere, c’è bisogno di un clima e di un ambiente favorevole agli investimenti locali e provenienti anche da fuori provincia; c’è bisogno di una comunità attiva e motivata -libera da inutili freni burocratici-, in grado di produrre anche sicurezza, affrontando i problemi sociali che generano devianze ed emarginazioni, facile terreno per la crescita della microcriminalità.
    Per attrarre investimenti e riavviare la crescita, con la partecipazione motivata dei giovani, occorrono anche interventi di ordine pubblico, coordinati da parte dei diversi soggetti ad essi preposti, che contrastino gli intralci burocratici e le infiltrazione malavitose nelle attività economiche e nelle istituzioni.

  2. Nel post di Tommaso Felici ci molti elementi assolutamente condivisibili. Alle critiche e alla opposizione ai provvedimenti ingiusti che ritenevamo ledessero i diritti dei lavoratori e dei pensionati il sindacato, e la Cgil in particolare, hanno sempre tentato di accompagnare proposte e soluzioni che andassero nella direzione del rilancio dello sviluppo e dell’occupazione.
    Andavano certamente in questa direzione le decine di proposte che la Cgil ha elaborato nel Piano del Lavoro, presentato ad istituzioni ed associazioni datoriali nel 2014 (http://lazio.cgil.it/ufficio-stampa/documentazione/aprile-2014-il-piano-del-lavoro-per-il-territorio-regionale-proposto-dal-sindacato).
    E nello stesso senso ci siamo mossi nei mesi scorsi quando, insieme a Cisl e Uil, abbiamo provato a riunire attorno ad uno stesso tavolo la sindaca Raggi e il presidente Zingaretti per discutere dello sviluppo della città e del territorio regionale assieme a moltissime forze sociali, intellettuali e imprenditoriali della città e della regione (http://lazio.cgil.it/in-evidenza/sindacati-confronto-con-raggi-e-zingaretti-per-rinascita-di-roma).
    Nonostante la situazione complessiva di Roma, il precipitare drammatico della crisi dell’Atac e la perdurante difficoltà di mantenere vivo un costruttivo dialogo interistituzionale non facciano ben sperare l’atteggiamento del sindacato e della Cgil non cambiano, tentando sempre di coniugare proposte e difesa dei diritti.
    E’ quello che ad esempio fa il nostro segretario regionale Michele Azzola nella intervista di questi giorni nella quale puntualizza la disponibilità e le condizioni della Cgil per partecipare allo sforzo di rilancio dell’Atac (http://lazio.cgil.it/michele-azzola-1/diario-del-lavoroatac-intervista-michele-azzola).

  3. Ringrazio Tommaso Felici per il suo commento alla mia dichiarazione. L’obiettivo del comunicato stampa era semplice: smontare un castello di bugie, quelle secondo le quali il lavoro c’è ed è in espansione.
    Le vogliamo smontare non per il gusto di dire sempre no, ma perché riteniamo che le misure adottate dal Governo siano sbagliate e quindi da non perseguire né replicare come temiamo invece si faccia con la legge di stabilità in fase di elaborazione. Pensiamo invece occorra percorrere altre strade e su questa linea abbiamo prodotto, come Cgil, numerose proposte.
    Abbiamo elaborato il nostro Piano del lavoro articolandolo per aree territoriali, tentando di individuare le nuove occasioni occupazionali che anche il nostro lettore cita (http://lazio.cgil.it/ufficio-stampa/documentazione/aprile-2014-il-piano-del-lavoro-per-il-territorio-regionale-proposto-dal-sindacato).
    Siamo aperti al confronto , con la consapevolezza di non avere la verità in tasca e che abbiamo bisogno di un coinvolgimento largo.
    Questo è il lavoro quotidiano delle nostre Camere del Lavoro Territoriali, per questo motivo invitiamo Tommaso Felici a prendere contatti con la camera del lavoro di Latina/Frosinone per provare a costruire, insieme, momenti di partecipazione larga con l’obiettivo di far crescere la consapevolezza che cambiare è possibile.

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