Lavoro, Cgil: nel Lazio 70mila badanti in nero. Necessaria regolamentazione

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“Si sta parlando molto in questi giorni dei lavori precari, dei ‘lavoretti’, dei riders, insomma di tutte quelle forme di lavoro sfruttato. Non si parla mai di una tipologia lavorativa nascosta, perché confinata dentro le mura domestiche, quella degli assistenti familiari (badanti)”. Così, in una nota, i segretari della Cgil di Roma e del Lazio Roberto Giordano e Tina Balì.

“Dalle stime effettuate dal nostro Centro studi si tratta di 130mila ‘regolari’ nel Lazio (in realtà spesso il contratto non corrisponde appieno al servizio prestato). Parliamo di quell’esercito per la quasi totalità immigrato, per la gran parte composto da donne, che rispondono alle esigenze della non-autosufficienza sostituendosi al pubblico, ma che gravano sul privato cittadino”.

“Con le trasformazioni della famiglia tradizionale, con i processi di emancipazione delle donne italiane, lo spazio di cura familiare è entrato in crisi. E allora donne migranti si sostituiscono alle donne native, quasi costituissero un passaggio del loro processo di emancipazione. Questione sociologica su cui riflettere, a proposito d’invasioni di migranti immaginarie. Parliamo di lavoratrici (soprattutto) e lavoratori della nostra regione il cui lavoro porta nelle casse dell’Inps circa 200 milioni di euro annui e in quelle dell’erario quasi 350 milioni di euro”.

Nel Lazio sono circa 70mila le badanti in nero

“Ma la nostra attenzione non può che andare ai quasi 70mila assistenti familiari che nel Lazio permangono nell’irregolarità, senza contratto, al nero. In questo caso lo stato perde circa 110 milioni di euro di contributi Inps e circa 170 milioni di euro di versamenti Irpef, per un totale di 280 milioni circa. Lavoratori invisibili che portano ricchezza al paese e che svolgono un ruolo di sostituzione (qui non siamo alla sussidiarietà) del servizio pubblico”.

Per questo abbiamo chiesto alla Regione Lazio e al Comune di Roma un’interlocuzione per applicare una delibera regionale (223 del 2017) che provi a regolamentare la materia e, allo stesso tempo, utilizzare i 60 milioni di euro individuati fra i fondi europei per le politiche sociali e per sostenere le famiglie che sottoscrivono un contratto con gli assistenti familiari. E’ vero che in questa fase le risorse economiche scarseggiano, ma almeno quando ci sono – come in questo caso o nel caso delle politiche abitative con i 197 milioni di euro bloccati per l’insipienza del Comune di Roma – proviamo a utilizzarle”.

25 luglio 2018

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