Lavoro agile, Azzola: digitalizzare Pa ma evitare ghettizzazione dei dipendenti

 “Bisogna sfruttare l’occasione” dell’emergenza sanitaria e dell’avvio di modalità di lavoro agile per “digitalizzare la pubblica amministrazione, cogliendo l’essenza del pensiero anglosassone che sta dietro allo smart working” e allo stesso tempo “evitando il rischio della ghettizzazione dei lavoratori”. Lo ha detto in un’intervista ad “Agenzia Nova” il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Michele Azzola.

A oggi nella pubblica amministrazione “si è creata una condizione per cui, per evitare una ripresa forte della circolazione e un intasamento dei mezzi di trasporto, si sta andando avanti con il lavoro agile ma la Pa non è ancora strutturata per fare il lavoro a distanza – ha aggiunto -. Lo smart working è un modello anglosassone che permette di far stare meglio il lavoratore e di aumentarne la produttività. Oggi da noi si fa più telelavoro che smart working, e il telelavoro non ha efficientato la pubblica amministrazione, anzi ha creato qualche problema” e “il rischio è la ghettizzazione dei lavoratori. Viene meno la socialità, l’incontro“.

Un rischio che può essere arginato “trasformando il telelavoro in lavoro agile, che non è ‘decido se stai in casa o vai in ufficio’, ma è ‘ti do un compito e lo devi portare a termine’ – sottolinea Azzola – un modello che porta a incrementi di produttività molto significativi. Nella pubblica amministrazione dovremmo sfruttare questo concetto, con il massiccio ricorso online a tanti servizi e avviando una vera digitalizzazione delle pratiche coinvolgendo anche i millennials” anche se “vanno trovati comunque nuovi strumenti per dare quel pezzo di salario che oggi è sottratto, sul prodotto e non sulla presenza: si dovrebbe aprire un confronto con i sindacati sulla contrattazione di secondo di livello”.

Infine rispetto al calo degli introiti delle attività commerciali sorte attorno agli uffici della pubblica amministrazione “il problema c’è – ammette Azzola – ma non lo superiamo immaginando di riportare tutti in presenza. Intaseremmo i trasporti. Se si facesse davvero smart working ci sarebbe un po’ di gente che va in ufficio e un po’ che sta a casa, ma di sicuro – ha concluso – non possiamo esporre a rischio sanitario le persone per tenere aperti i ristoranti”.

(Fonte: Agenzia Nova)

20 luglio 2020