Covid 19, test sierologici nel Lazio, Cgil: “Estendere la platea dei lavoratori e massima attenzione a popolazione più fragile”

“Arrivano nel Lazio i test sierologici, oggi la delibera della Regione Lazio che dà indicazioni per il ricorso. Uno strumento che attendevamo da tempo, determinante per tutelare la salute di lavoratori e cittadini. Sarà la base di partenza per un’indagine ad ampio spettro sulla diffusione del Coronavirus nel territorio, determinante per contenere l’espansione e prevenire nuove ondate”. Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio.
“La gara per l’acquisto di 300 mila kit dovrebbe concludersi entro il mese di aprile e dai primi di maggio partirà la campagna di test per tutto il personale delle strutture pubbliche e private, sanitarie e socio sanitarie, compresi i lavoratori che operano nei servizi esternalizzati e il personale delle forze dell’ordine. In caso di positività, sarà il Sistema sanitario regionale a prendere in carico il paziente per la successiva effettuazione del tampone.
Abbiamo già sollecitato la Regione Lazio affinché nell’indagine epidemiologica siano incluse anche altre categorie di lavoratori, chiedendo che si faccia parte attiva nella definizione di protocolli con enti pubblici e aziende private per l’esecuzione dell’indagine, a prezzi convenzionati e nelle strutture indicate dalla Regione Lazio, al fine di assicurare un più ampio screening sanitario a beneficio della salute e della sicurezza di tutti i lavoratori. È fondamentale estendere il più possibile la platea di lavoratori e dare la massima priorità alla popolazione anziana e ai più fragili. Bisogna fare presto e tenere alta la regia pubblica per evitare speculazioni nell’effettuazione dei test. A questo scopo, la delibera regionale definisce anche il valore economico delle prestazioni, sia per il prelievo di sangue che per i test. Nello sforzo comune per la tutela della salute e il contenimento del virus, ognuno deve fare la propria parte. Oltre a vigilare sulla corretta attuazione della campagna di test nei luoghi di lavoro, è nostro massimo impegno stimolare la definizione di accordi di secondo livello che prevedano e disciplinino, oltre al rispetto dei DPI e dei contenuti dei protocolli già sottoscritti, l’utilizzo di strumenti quali test sierologici o, se necessario, tamponi, nel breve e nel lungo periodo”.