Test medicina, il paradosso del numero chiuso: 1 posto ogni 6 candidati nel Lazio.

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Cgil Roma Lazio: “Una scelta da superare, porte aperte e nuove assunzioni per rilanciare il servizio sanitario”

Roma, 3 settembre 2019 – Oltre a costituire un limite e un elemento di disparità sociale in sé, in un paese dove il numero di laureati è bassissimo, gli accessi a numero chiuso per le facoltà, specialmente quelle di medicina, chirurgia e odontoiatria, sono oggi un rischio e un limite anacronistico rispetto alle politiche di rilancio dell’istruzione, della ricerca e del sistema sanitario pubblico.
Quasi settantamila giovani tentano l’accesso a questi corsi di studio, immaginando, nonostante le difficoltà, una prospettiva di carriera in sanità. E cresce la volontà di seguire corsi che creino opportunità di lavoro all’estero. Mentre in Italia i posti disponibili sono circa 13 mila tra medicina e odontoiatria, in un rapporto candidati/ammessi di 1 a 5, nel Lazio la proporzione è circa 1 ogni sei. Stanno affrontando in queste ore il test 5.700 giovani alla Sapienza, per poco meno di 1000 posti disponibili. In tutte le facoltà del Lazio, i posti complessivi sono poco più di 1500.

“Come denunciamo da tempo – dichiara in una nota la Cgil di Roma e Lazio – nella nostra regione, per gli anni di commissariamento e di blocco del turn over, già si è perso oltre il 10% del personale sanitario. Entro i prossimi 10 anni, dei 40 mila circa attuali, le uscite raggiungeranno quasi la metà. Sia per effetto dei limiti d’età (il quasi il 40% entra nella fascia 55-64 anni, una media più alta di quella nazionale) che per effetto di quota 100.
Turni stressanti, basso livello di sicurezza, patologie legate all’età e alla professione: condizioni di lavoro difficili e un servizio al cittadino evidentemente in sofferenza. Il rapporto tra personale e utenza, come nel resto d’Italia e come per tutti gli altri comparti pubblici, è bassissimo.
Chiudere l’accesso alla formazione, di primo livello, e incontrare un ulteriore restringimento dell’accesso alla fase di specializzazione, è un paradosso insostenibile. Per le opportunità di formazione e carriera, come per la sopravvivenza stessa dello spazio e della qualità del servizio pubblico alla salute”.

“La richiesta di un piano straordinario di assunzioni – prosegue la Cgil – che nel Lazio stimiamo debba essere almeno il doppio di quanto stabilito nel triennio 2018-2020 (10 mila assunzioni a fronte delle 5 mila previste), è una priorità. Auspichiamo dal nuovo Governo un’inversione di rotta concreta rispetto al continuo e progressivo disinvestimento sul sistema nazionale, dal rifinanziamento del fondo alla previsione di assunzioni straordinarie, che nel tempo arrivino a compensare l’emorragia di pensionamenti. La promessa del precedente governo di intervenire sui test d’accesso è rimasto lettera morta. È tempo di passare dalle promesse ai fatti. Lavorare in sanità e introdurre nuove risorse per portare avanti le eccellenze di ricerca come di erogazione di servizi al cittadino, deve tornare a essere incentivante per i giovani che scelgono questa professione, per il sostegno all’occupazione, per una maggiore equità sociale e la garanzia del diritto alla salute per tutti i cittadini”.