Violenza sulle donne. In centinaia in piazza alla manifestazione della Cgil

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“In centinaia in Piazza della Madonna di Loreto in occasione della giornata di mobilitazione nazionale indetta dalla Cgil contro la violenza sulle donne”.

“Sotto lo slogan “Riprendiamoci la libertà”, donne e uomini sono scesi in piazza per manifestare e dire no ‘alla violenza sulle donne, alla depenalizzazione dello stalking, alle narrazioni distorte di stupri e omicidi che finiscono per colpevolizzare le vittime’.
Tra bandiere e striscioni del sindacato, che colorano la piazza, ad animare il pomeriggio anche la live music, con la voce di Gabriella Martinelli. Inoltre, sul palco della Capitale si sono alternate le voci di molte donne, che hanno parlato di violenza e raccontato esperienze”.
“Quello di oggi è un evento necessario – ha detto il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio Michele Azzola –. Io credo che le donne e tutti gli uomini, intesi nel vero senso della parola, quelli che non picchiano le donne, debbono indignarsi per quello che sta succedendo in questo paese. Abbiamo bisogno di strumenti che facciano da deterrente reale e non lascino le donne sole quando denunciano abbiamo bisogno di una stampa che non faccia diventare vittime, andando a cercare il retroscena delle loro vite, abbiamo bisogno di un’educazione sessuale che aiuti i bambini a capire che la differenza di genere non è un sesso più forte o più debole, ma sono solo due metà dello stesso cielo”.
“A concludere la manifestazione, l’intervento dal palco del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.
Il leader della Cgil parla di degrado del dibattito pubblico sulle donne. “È un appello a cui stanno rispondendo in molti, che riparte dall’origine del senso delle parole – ha sottolineato Camusso – dall’operazione che è stata fatta questo periodo di arretramento che gioca tutta a sottrarre la libertà alle donne e a giustificare i comportamenti violenti e crudi. C’è bisogno che non si determini questa nuova infinita solitudine delle donne, in particolare delle donne vittime che vengono colpevolizzate e subiscono violenza due volte. Noi chiediamo le cose che credo chiedono tutte le donne del mondo: rispetto, perché se c’è una donna che denuncia si creda alla sua parola e si intervenga, che si usino le parole con attenzione, che si rispettino le libertà delle donne, che si determinano le strutture necessarie, a partire dal centro antiviolenza, che le cose roboanti che vengono dette in parlamento quando si approva la convenzione di Istanbul, diventano pratica vera della politica. Quindi ricostituisce una definizione di sicurezza per le donne, figlia del fatto che qualcun altro si assuma la responsabilità dei comportamenti.
Ormai si dà per scontato che le parole non abbiamo peso. Anche l’uso sbagliato delle parole è in fondo una delle tante forme di violenza”.
“Intanto proseguono numerose le adesioni all’appello ‘Avete tolto il senso alle parole’ per chiedere agli uomini alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola, ‘un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura’”.
Fonte Omniroma 
30 settembre 2017

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