Migranti. Associazioni in piazza: un passo indietro

La rete Roma accoglie in piazza della Rotonda per dire NO alla linea del Governo Gentiloni.

Giordano (Cgil): Cie strumenti inutili. Il problema è come si gestisce l’accoglienza in Italia e in Europa.

Un secco “no” alla politica securitaria del nuovo governo Gentiloni sull’immigrazione. Lo hanno ribadito le associazioni della Rete Roma accoglie che hanno manifestato oggi pomeriggio a piazza del Pantheon, proprio mentre il ministro dell’Interno Marco Minniti, rispondeva al question time alla Camera.

A promuovere l’iniziativa sono state A Buon Diritto, Adif, Action, Asgi, Assemblea dei lavoratori dell’accoglienza, Baobab Experience, La strada, la Cgil Roma e Lazio, Lunaria, Resistenze meticce – Stamp e Senza Confine. Nel mirino delle associazioni, scese in piazza con lo slogan “Non in mio nome. La vita vale più di una frontiera” le indiscrezioni uscite a mezzo stampa sulla nuova linea del governo: in particolare l’apertura di centri di identificazione in ogni regione e l’accelerazione sui rimpatri.

“Quello che sta mettendo in campo il governo è un vero e proprio pacchetto sicurezza – afferma Roberto Giordano, della Cgil Roma e del Lazio –. La cosa più eclatante è la moltiplicazione dei Cie a livello nazionale. Queste strutture hanno dimostrato un fallimento dal punto di vista istituzionale: ci sono stati sanzionate all’Unione europea perché contro i diritti umani. Sono uno strumento inutile. Il problema è come si gestisce l’accoglienza in Italia e in Europa”.

Sulla stessa scia anche Andrea Costa, di Baobab Experience: “crediamo che il piano del ministro sia un passo indietro. Non è con i rimpatri forzati e alzando barriere che si risolve la politica sull’immigrazione –  sottolinea –. Noi continuiamo a insistere su un punto: investire in accoglienza è investire in sicurezza. È questo che i governanti devono capire”.

Per Grazia Naletto, presidente di Lunaria, il governo Gentiloni “torna a compiere gli stessi errori fatti in passato senza affrontare il tema vero che è la protezione delle persone che per motivi o economici o politici sono costretti a lasciare il loro paese – spiega –. I flussi per motivi di lavoro sono bloccati da tempo. Questa fa sì che ci sia i ricorso all’asilo anche da parte di persone che potrebbero tranquillamente arrivare se gli fosse data la possibilità di inserirsi nel mercato del lavoro”.

Per i promotori dell’iniziativa, dunque, “il governo vuole tornare al medioevo dei diritti umani ripristinando gli accordi di rimpatrio della vergogna e aprendo nuovi centri di detenzione sul territorio. I primi a cedere alle lusinghe del denaro occidentale il Mali, stretto nella morsa della fame e della miseria che oggi percorre tutta l’area del Sahel e il paese del feroce al Bashir, il Sudan, per non dimenticare l’ultimo tentativo in Libia a costo di scendere a patti con una banda di criminali  – aggiungono –. Ma Minniti ha la memoria corta e dimentica che sono illegali i rimpatri coatti dei migranti e che violano norme consolidate di diritto internazionale, che riconoscono ad ogni persona il diritto di lasciare qualsiasi paese incluso il proprio. E dimentica anche l’inutilità dei centri di detenzione, oltre che essere luoghi della non-dignità, per i quali siamo già stati sanzionati dalle istituzioni europee”.

25 gennaio 2017

Fonte: Redattore Sociale