Sociale, Di Cola: Roma raddoppi fondi Regione su caro bollette

Mettere un argine al caro bollette e all’aumento del costo della vita per arrestare l’avvitamento verso la povertà del ceto medio-basso. La strategia della Cgil di Roma e Lazio, spiegata dal neosegretario generale Natale di Cola all’agenzia Dire, è articolata su tre punti: intervento dei comuni, a cominciare dal Campidoglio, per rinforzare il fondo di dotazione della Regione contro il caro energia; rivedere il bilancio di Roma Capitale, specie su welfare e sostegno alle aziende partecipate che erogano servizi; conferma da parte della Regione Lazio, nei prossimi 5 anni amministrata dal centrodestra, del taglio da oltre 300 milioni di euro dell’addizionale Irpef. Il primo passo sarà mosso domani, quando Cgil, Cisl e Uil incontreranno l’assessora capitolina al Sociale, Barbara Funari: “Sono arrivati i 5 milioni destinati a Roma Capitale dalla Regione nell’ambito della misura di contrasto al caro bollette (che vale in tutto 25 milioni, di cui 10 alle imprese e 15 alle famiglie, e rivolta anche agli enti capofila dei distretti sociosanitari del Lazio, ndr)- ha spiegato Di Cola- Si tratta di un’una tantum da 150 euro per i cittadini con un Isee non superiore a 25mila euro, che a Roma città riguarda circa 400mila nuclei”. I soldi messi a disposizione dalla Regione “coprirebbero 33mila famiglie, quindi Roma deve fare la sua parte e almeno raddoppiare i soldi per arrivare a una platea 66mila persone- ha sottolineato Di Cola- che si avvicinerebbe alle 88mila aiutate durante il Covid”. Le risorse non sono molte e quindi la Cgil proporrà al Comune “di destinarle a chi finora non ha preso nulla perché, ad esempio, la fascia Isee fino a 12mila euro ha una tariffa agevolata su luce e gas (cosiddetto bonus sociale, ndr). Chiederemo al Campidoglio anche di attivare le misure a costo zero per fare fronte al caro vita, come lo sportello pubblico e la centrale operativa Sos caro Vita e la gestione della morosità con la sospensione dei distacchi di luce e gas”

Secondo Di Cola “va affrontato il mix che sta impoverendo il ceto medio, cioè l’altro tasso di inflazione e l’aumento delle spese energetiche. Le misure in campo sono poche, è necessario che gli enti ci mettano del proprio e spingano nei confronti del governo per un sostegno di queste fasce di popolazione. Quella romana, inoltre, si sta impoverendo anche perché chi inizia a lavorare ha stipendi sempre più bassi”. E impieghi sempre più precari: “I rapporti dicono che nei primi 3 trimestri del 2022 nel Lazio sono stati attivati 711mila contratti di lavoro (a fronte di 647mila cessati) ma solo il 16,9% di questi è a tempo indeterminato. Il restante 83,1 è lavoro precario nelle sue svariate forme e nel 2022 ogni lavoratore del Lazio ha avuto in media 2,25 contratti: un dato sopra la media nazionale (1,83) e il più alto in Italia”. Non è un caso che “i dati sui redditi al 2020 dicono che, tra le città, Roma è quella che non ha recuperato i numeri del 2019 e infatti nel bilancio del Comune ci sono meno entrate legate dell’addizionale Irpef proprio perché nella Capitale c’è un impoverimento del lavoro- ha proseguito Di Cola- Insomma, non bisogna farsi prendere dalla narrazione nazionale: l’inflazione sui beni di prima necessità e sui costi energetici è in notevole aumento rispetto all’anno scorso, i salari sono fermi e il potere d’acquisto dei romani continua a diminuire, anche se c’è un raffreddamento della curva. Adesso bisogna intervenire per evitare che le famiglie finiscano in povertà”.

Un intervento che dovrà riguardare, secondo la Cgil, anche il bilancio del Campidoglio: “Chiederemo al Comune di modificare la loro proposta per dare maggiori risorse sul welfare cittadino, in particolare ai municipi, e le giuste dotazioni alle società che erogano contratti di servizio, a causa dell’aumento dei costi dell’energia e dei tagli nei trasferimenti da parte del Governo, per evitare che a cascata anche le aziende facciano tagli su servizi e lavoratori”. Anche la “nuova” Regione a trazione centrodestra guidata da Francesco Rocca dovrà fare la sua parte: “Col neo presidente sarà una corsa contro il tempo per non fare aumentare l’addizionale Irpef dei ceti medio-bassi- ha avvisato Di Cola- L’anno scorso sono stati destinati oltre 300 milioni di euro per sterilizzare gli aumenti per i redditi fino a 40mila euro. Se non sarà prevista questa voce nel prossimo bilancio potrebbe esserci un aumento fino a 300 euro a persona per i redditi medio bassi. La crisi economica sta mostrando la sua faccia più feroce nei confronti di questo pezzo di società e serve che tutte le istituzioni facciano la loro parte per aumentare i salari e diminuire la precarietà”. Su questi temi la Cgil non si limiterà a chiedere “un impegno al nuovo governatore e atti concreti al Comune” ma “siamo pronti a mobilitarci perché sono priorità non più rinviabili. Vanno date risposte concrete e urgenti alle persone che soffrono”.