Lavoro: reindirizzare Amazon verso economia più sostenibile, Cgil apre confronto a Roma

Reindirizzare Amazon verso un’economia più sostenibile, che metta al centro la dignità dei dipendenti, comparandolo al contesto romano. Questo il tema affrontato oggi nel coso di una iniziativa promossa dalla Cgil di Roma e del Lazio, dal titolo “Rerouting Amazon”, che si è tenuta presso la sede del sindacato a Roma. Istituzioni, associazioni, parti datoriali, ricercatori e lavoratori si sono confrontati sui limiti del modello d’impresa e sulle azioni da intraprendere per individuare le strategie più efficaci di reazione e di reindirizzo verso un’economia di ecosostenibilità e dignità del lavoro. “Noi vogliamo cambiare e invertire il processo di questo grande colosso di Seattle, che offre un modello standardizzato ovunque nel mondo, di gestione del network della distribuzione e della movimentazione delle merci – ha spiegato Valeria Mizzau della segreteria della Filt Cgil regionale -. Noi parliamo di una impresa che utilizza un sistema di software altamente sofisticato, la cosiddetta alta tecnologia per offrire il prodotto al cliente, quindi vendita e aumento delle vendite. La standardizzazione dei processi rappresenta un modo per fare vendita, perché la distribuzione e le consegne sono continuamente programmate e volute da un algoritmo. Di conseguenza non possiamo misurare i carichi di lavoro che poi ricadono sui lavoratori – ha sottolineato Mizzau -. Inoltre, l’azienda ha un controllo assoluto sul personale. Si tratta di intelligenza artificiale. Il prodotto standardizzato funziona fino ad un certo punto, perché i lavoratori non sono macchine, ma sono persone che hanno una dignità, che non è in vendita, neanche per una giusta retribuzione, né per l’applicazione del contratto. La salute e la dignità del lavoro la difenderemo sempre”, ha concluso la sindacalista.

All’incontro è intervenuto anche l’assessore alla Mobilità di Roma Capitale, Eugenio Patanè, che ha parlato della realizzazione del piano merci di Roma Capitale. “Roma ha una conformazione urbanistica non paragonabile a nessun altra città: il 67 per cento del territorio è verde. Quindi la pianificazione dei servizi è molto complicata. Oggi l’e-commerce ha stravolto il trasporto delle merci: l’80 per cento delle nostre consegne è e-commerce. Inoltre, Roma non ha mai avuto un piano della logistica e delle merci. Quindi dobbiamo fare un piano merci ed elaborare dei progetti sulla logistica per poi attuarli – ha dichiarato l’assessore Patanè -. Il piano merci non può essere un piano che l’amministrazione cala dall’alto, perché riguarda la città, i lavoratori e le organizzazioni sindacali. Quindi, deve essere realizzato con la condivisioni”. Il piano prevede diverse misure: “dalla creazione di micro hub che sono polmoni merci di 300 mq, fino agli hub logistici importanti di 15 mila mq e l’introduzione della logistica collaborativa. La pianificazione deve essere suggellata poi da un accordo pluriennale – ha spiegato l’assessore -. E’ finito il tempo in cui noi non ci occupiamo delle merci, sia da un punto di vista sociale che della mobilità. Quindi l’amministrazione comunale, insieme ai sindacati, vuole migliorare la qualità di vita delle persone e dei lavoratori”, ha concluso.

Infine, Natale Di Cola della segreteria della Cgil regionale, ha tenuto a ribadire che “Roma è stata abbandonata per troppo tempo, dove sia il pubblico che il privato correvano separatamente. Noi vogliamo che la città sia sostenibile anche dal punto di vista dell’ambiente e bisogna coinvolgere i lavoratori. Per il piano delle merci, quindi, devono essere coinvolti diversi settori, non solo l’assessorato ai trasporti, ma anche le infrastrutture e il commercio. Serve una missione strategica che deve coinvolgere tutta l’amministrazione”, ha dichiarato Di Cola. Per il sindacalista “la tecnologia non è usata al servizio dei lavoratori purtroppo. Infatti la realtà è chiara: c’è una parte offesa che sono i lavoratori e soffrono e c’è una parte dei sindacati che lotta. Con questa iniziativa la Cgil prova ad affrontare i problemi che riguardano il modello di sviluppo. Il tema di Amazon è difficile ma noi, in quanto sindacato, dobbiamo tutelare i lavoratori, perché c’è tanta richiesta di sindacato. Per farlo abbiamo bisogno delle istituzione e di fare rete con chi nel mondo pensa che le cose possano cambiare. Quindi spero che con le nostre battaglie si possa riuscire a reindirizzare Amazon nella gestione del lavoro, perché esistono le persone e le merci. Questo deve essere un punto di partenza per altri settori, affinché si ottengano maggiori diritti e maggiori salari”, ha concluso Di Cola.

Per rivedere la diretta dell’iniziativa:

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Lo studio Mappiamazon di PuntoCritico