Tim, 10 febbraio presidio dei dipendenti del gruppo

Foto di Matteo Oi
Foto di Matteo Oi

In occasione dell’incontro tra le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e l’amministratore delegato di Tim, nella mattinata del 10 febbraio dalle ore 9, i sindacati di Roma e Lazio riuniranno in presidio le lavoratrici e i lavoratori del gruppo Tim presso la sede centrale dell’azienda a Corso Italia a Roma, “per testimoniare la forte preoccupazione rispetto al futuro dell’azienda che si profilerà nel prossimo piano di impresa che verrà presentato il 2 marzo”.

Lo scrivono in una nota le segreterie del Lazio di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom. “Nel tempo si è assistito ad un progressivo depauperamento del valore industriale di Tim. Una gestione miope e governance instabili hanno portato l’azienda a perdere un ruolo di primo piano sia in ambito internazionale che nazionale. A questo si è aggiunto nel tempo un mercato deregolamentato dovuto anche ad una assenza di visione chiara e di sviluppo nell’intervento delle reti di Tlc da parte dei diversi governi che si sono succeduti – aggiungono i sindacati -. Oggi il governo affida la costruzione delle reti di nuova generazione attraverso il piano Italia a 1 giga da completare entro il 2026, all’impostazione data dal ministro Colao che prevede la costruzione della rete a piccole frazioni affidate a microbandi di gara. Ancora tanti soldi pubblici consegnati ai privati in una strategia che difficilmente risponderà all’esigenza del superamento del digital divide che è al contrario così necessario superare per il rilancio industriale del paese e per consentire l’acceso ad una rete efficiente a tutti i cittadini”.

“Ancora una volta – continua la nota dei sindacati – non si riconosce a Tim il ruolo centrale industriale che potrebbe svolgere proprio sul piano dello sviluppo di una infrastruttura digitale nazionale e si lascia la più grande impresa italiana di Tlc in mano al mercato e alle decisioni di governance straniere che mirano esclusivamente a rientrare dei propri capitali attraverso lo spezzatino dell’azienda. Il timore forte dei sindacati infatti è che nel prossimo piano di impresa si possano delineare operazione a partire dallo scorporo della rete che finiscano definitivamente per svuotare il valore industriale dell’azienda con forte rischio per l’occupazione, si assisterebbe ad un nuovo caso Alitalia. Solo sul territorio del Lazio sono occupati nel gruppo Tim più di 12.000 lavoratrici e lavoratori di cui 11.000 circa nella capogruppo. Scelte guidate da mere logiche finanziarie potrebbero portare ad un ulteriore colpo in termini di occupazione ma anche di diritti e tutele in questa regione. Per queste ragioni, continuano i sindacati, è necessario opporsi a scelte che vanno nella direzione dello spacchettamento di Tim e che non puntino a una delle più grandi aziende italiane come il Campione Nazionale per la realizzazione e presidio della Rete di Nuova Generazione. Riteniamo opportuno che il Governo, attraverso l’interlocuzione con il Sindacato, intervenga per risolvere la debolezza della governance aziendale, considerato che attraverso Cdp può influire su ciò che avviene in aziende strategiche del paese quali Tim”, concludono i sindacati.